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“GORBACËV E LA RIUNIFICAZIONE DELLA GERMANIA”, A MONTEPAONE PRESENTATO IL LIBRO DI ANDREA BORELLI


Volume approfondisce il ruolo fondamentale avuto dall’ultimo leader sovietico

di REDAZIONE

MONTEPAONE (CZ) –  25 AGOSTO 2021 –  È stato un tuffo nella Storia l’incontro tenutosi al lido Marina Blu di Montepaone, in cui è stato presentato il libro di Andrea Borelli, “Gorbacev e la riunificazione della Germania.

 L’impatto della perestrojka sul comunismo (1985-1990)”. Un libro frutto di ricerche effettuate da Borelli, assegnista di ricerca presso l’Università della Calabria e ha insegnato Storia della Russia all’Università degli Studi di Firenze, che approfondisce il ruolo fondamentale avuto dall’ultimo leader sovietico.

Il pomeriggio è stato animato da un dibattito moderato da Carlotta Oliva, in cui oltre all’autore, sono intervenuti Dino Vitale, presidente dell’Associazione Gutenberg, e Salvatore Bullotta, dottore di ricerca in Storia, per raccontare con le loro parole gli avvenimenti di quel momento storico in cui Michail Gorbacev avviò la ricostruzione politica, sociale ed economica dell’Unione Sovietica, la perestrojika. 

SINOSSI: A trent’anni dalla riunificazione tedesca la figura di Michail Gorbacev rimane centrale per comprendere la storia contemporanea. L’ultimo leader sovietico cercò di rinnovare l’identità comunista e rilanciare il ruolo internazionale dell’Urss teorizzando un “socialismo democratico” e favorendo la rinascita di una Germania unita.

Il suo progetto di superare il dogmatismo ideologico e la contrapposizione bipolare attraverso la costruzione di una Casa comune europea delegittimò la Repubblica democratica tedesca, il cui leader, Erich Honecker, fu dapprima ben disposto nei confronti della perestrojka, salvo capirne poi gli effetti destabilizzanti. Spaventato dal riformismo sovietico, il regime tedesco-orientale facilitò la sua liquidazione arroccandosi nella difesa dell’ortodossia stalinista.

Nonostante gli sforzi di Gorbacev, né l’abbattimento del Muro di Berlino né la riunificazione tedesca servirono a giustificare l’esistenza di un “socialismo dal volto umano” nell’Europa post-Guerra fredda.

Nel 1990 non c’era infatti spazio per il comunismo nel continente, neanche nella sua variante riformista, e capovolgere il destino dell’Urss si rivelò impossibile.

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