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GIOVEDÌ SANTO AD AMARONI: IL SERVIZIO CHE DIVENTA DONO


Don Roberto Corapi: “Dobbiamo essere chiesa del grembiule  e non del potere”

di Franco POLITO

AMARONI (CZ) –  15 APRILE 2022 –  «Dobbiamo essere la chiesa del grembiule».

Sono state forti le parole che l’arciprete di Amaroni ha usato nella tradizionale funzione religiosa del Giovedì Santo.

Tutto ha avuto inizio con i papà dei bambini prossimi alla prima comunione nelle vesti degli apostoli nella simbolica funzione della “lavanda dei piedi” e con il dono presente nell’eucarestia, rappresentato da Gesù in mezzo all’uomo.

«Non basta ricevere l’amore occorre anche donarlo» ha insistito il sacerdote, presentando una linea sinodale all’inizio del triduo Pasquale.

«Malgrado i limiti e le imperfezioni che possiamo avere – ha affermato ancora don Roberto – , dobbiamo essere sicuri di poter amare, di essere capaci di un amore disinteressato.

La domanda che si è posta don Roberto è questa: sono capace di imparare ad amare, fare il bene attorno a me, donare la mia vita per amore degli altri?

Tutti possiamo essere un dono per gli altri sempre. Dobbiamo ritornare ad essere la chiesa del grembiule, del servizio perché oggi il mondo ha perso di vista Dio, oggi  ci si serve della chiesa e non si serve la chiesa.

L’evangelista Giovanni ci offre  un vangelo ricco di simboli, di chiaroscuri di immagini che sembrano a prima vista immediate, ma hanno bisogno di essere meditate, pregate, letti e riletti attentamente perché possono far scaturire la loro luce e il messaggio profondo per noi.

Proprio nel giorno in cui la chiesa ricorda con affetto e venerazione l’istituzione dell’eucaristia e del mandato sacerdotale ai discepoli, il testo che viene proposto nella liturgia odierna secondo il Vangelo di Giovanni non parla dell’eucarestia, ma noi sappiamo che è proprio l’evangelista Giovanni a darci il discorso di Gesù sul pane di vita: io sono il pane della vita disceso dal cielo se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò la mia carne per la vita del mondo.

In quel discorso Gesù è estremamente esplicito nel parlare di se stesso, della sua carne sangue, per dire tutta la sua persona come pane di vita».

Don Roberto ha insistito: «Allora ci dobbiamo domandare perché Giovanni non inserisce nell’ultima cena il  racconto dell’istituzione dell’eucaristia che pure troviamo nei Vangeli sinottici e che San Paolo ci riporta come tradizione consolidata.

Siamo invitati a guardare nel gesto di Gesù della lavanda dei piedi, oltre la sua superficie di gesto di umiltà che pure è presente in modo drammatico di annunciare quello che nell’eucaristia è significato è detto: sono io che mi dono a voi per sempre.

Gesù avendo amato i suoi, li amo sino alla fine e allora Gesù il figlio di Dio si alzo da tavola depose le vesti e lavo i piedi ai discepoli. Gesù si mette il grembiule che lascia le sue vesti di signore.

Don  Tonino Bello parlava della “chiesa del grembiule”. Papa Francesco ci invita ad essere questo tipo di chiesa e spogliarci di tanta mondanità spirituale e metterci al servizio dei piccoli dei poveri. Gesù dunque traduce la sua umiltà, il dono di sé in questo gesto della lavanda dei piedi.

Dobbiamo lavarci i piedi gli uni gli altri ,non dobbiamo calpestare i piedi ma lavare i piedi essere al servizio degli umili, dei poveri , dei sofferenti ,essere al servizio dell’uomo»

In una chiesa gremita, don Roberto ha lanciato un grido di speranza.

«La speranza è solo Cristo – ha fatto notare. Dobbiamo ritornare al Vangelo, dobbiamo ritornare ad amare Dio perché l’uomo oggi è smarrito, ha perso di vista l’essenziale».

Prima del ritorno alle proprie case, il sacerdote ha consegnato i doni ai discepoli e ha dato il via all’adorazione eucaristica del cosiddetto “Sepolcro” dando appuntamento all’ora di adorazione notturna dinanzi a Gesù eucarestia.

Ha avuto così inizio ad Amaroni il Triduo  Pasquale.

Numerosi i fedeli che hanno voluto vivere i riti e le tradizioni della Pasqua del Signore certi di stare con Gesù per essere suoi discepoli. 

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