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GASPERINA (CZ) – I briganti e le brigantesse in “mostra”


Uno scatto sulla mostra

Uno scatto sulla mostra

Allestita un’accattivante mostra nelle sale comunali. Tra i ritratti anche quello del brigante locale Vincenzo Macrini

Fonte: articolo e foto di Gianni Romano (Il Quotidiano della Calabria)

GASPERINA (CZ) – 3 MAGGIO 2013 –  Una mostra permanente è stata allestita nelle sale del comune di Gasperina dal titolo quanto mai interessante,  “Briganti e Brigantesse nell’ottocento”.

Sì, anche brigantesse, donne che accanto ai loro uomini commettevano anche delitti non limitandosi al ruolo di vivandiere ma commettendo in prima persona omicidi, rapine e furti.

Un mostra che sta appassionando molte persone che abitualmente visitano il Comune di Gasperina del sindaco Gregorio Gallello. Una donazione importante ha permesso di avere a disposizione molto materiale fotografico e documentale, allestendo così intere pareti.

Briganti e brigantesse dell’ottocento campeggiano in foto incorniciate, i loro volti all’epoca incutevano paura creando un alone di leggenda, quando il fenomeno del brigantaggio creava problemi ai residenti dell’epoca, paesi isolati dovevano fare i conti, loro malgrado,  con continue scorribande e con furti ed omicidi.

Tra questi anche un brigante di Gasperina, tale Vincenzo Macrini.  La banda di Vincenzo Macrini di Gasperina  dopo varie peripezie con la forza pubblica si era riunita per vivere con i resti di Strongoli di Catanzaro, compiendo ogni sorta di malefatte.

Dai ricatti iniziali, passò dopo alla grassazione comunale con audacia strabiliante, agli incendi, agli omicidi compiuti con mezzi crudeli di persone che avevano avuto la sventura di incontrarlo per caso. La banda piombava all’improvviso sui piccoli paesi senza protezione e li depredava. Fatto il colpo la banda fuggiva nascondendosi in montagna al riparo di occhi indiscreti.

Ma la fortuna non fu benigna. In un conflitto a fuoco molti perdettero la vita e sette caddero vivi nelle mani dei carabinieri ed ebbero così quanto meritato per i propri delitti.

Tutti successivamente furono condannati a morte e fucilati.

 

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