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«FATECI IL TAMPONE», IL GRIDO D’ALLARME DI UNA DONNA DI SQUILLACE


E’ figlia di uno degli ospiti alla rsa di Chiaravalle Centrale morto nei giorni scorsi per complicanza da Covid – 19

di Salvatore TAVERNITI (Gazzetta del Sud)

SQUILLACE (CZ) –  5 APRILE 2020 –  «Siamo sei persone, di cui due malati oncologici, che potremmo essere postivi asintomatici al coronavirus e non veniamo sottoposti al tampone».

Il grido d’allarme lo lancia una signora di Squillace, il cui papà è morto nei giorni scorsi, all’età di 70 anni, per le complicanze da Covid-19. Era uno degli ospiti della casa di cura “Domus Aurea” di Chiaravalle Centrale, dove era stato ricoverato in seguito ad un’ischemia.

La signora, insieme ai suoi congiunti, ha avuto contatti con il suo papà prima della sua scomparsa. Tutti hanno osservato la quarantena, dopo aver denunciato la loro condizione. Quarantena che è finita proprio ieri (venerdì scorso, ndr).

«Avevamo portato mio padre nelle scorse settimane nella casa di cura – ha raccontato la donna ad una trasmissione televisiva  – perché sapevamo che si tratta di una struttura d’eccellenza. C’era bisogno di cure immediate, di aiuti immediati che non sono, però, arrivati per questo maledetto vizio dello scaricabarile.

Non è giusto morire in quel modo. Le famiglie si sentono impotenti. La presidente della Regione Santelli avrebbe dovuto andare lì di persona per vedere quello che serviva, non fare dei proclami. L’assistenza lì non è mai arrivata. Il mio papà non ce l’ha fatta, come non ce l’hanno fatta tante altre persone.

La colpa è del virus, sì, ma anche dell’indifferenza politica».

La signora ora chiede almeno il tampone per lei e i cinque congiunti. «Io sono una malata oncologica – ha sottolineato – e mia mamma pure. Da quattordici giorni telefoniamo continuamente a chi di competenza per avere il tampone, perché ne abbiamo diritto.

Finita la quarantena potremmo uscire fuori. Potrei essere una asintomatica positiva: perché non dobbiamo stare tranquilli, noi e chi ci circonda?

Il paese è piccolo, possiamo avere contatti con le persone, perché non dobbiamo disporre del tampone?

Abbiamo già perso papà. Non è giusto vivere con questa angoscia». 

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