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ESTORSIONE A DUE COMMERCIANTI DI GUARDAVALLE, TRE RICHIESTE DI CONDANNA


Prossima udienza il prossimo 3 febbraio con la replica dei difensori

di Edoardo CORASANITI (LANUOVACALABRIA.IT)

PRESERRE (CZ) –  5 DICEMBRE 2020 –  Tre imputati e tre richieste di pena nel rito abbreviato del processo per usura ed estorsione a Guardavalle ai danni di una coppia di commercianti: la Procura di Catanzaro ha chiesto la condanna a 14 anni per i coniugi Francesco Galati, 43 anni, 9 anni per Giuseppina Taverniti, 40 anni.

Chiesta la condanna a 2 anni e 8 mesi per Angelo Gagliardi; avrebbe accompagnato Galati in un’occasione ma che secondo il Gip era all’oscuro delle conversazioni minatorie.

Prossima udienza il 3 febbraio quando le difese di Galati (assistito dagli avvocati Salvatore Staiano e Vincenzo Cicino), Taverniti (avvocati Staiano e Cicino) e Gagliardi (difeso da Cicino), potranno replicare e portare all’attenzione del giudice le loro argomentazioni.

LE ACCUSE

Da quanto emerge dalle indagini che racchiudono i fatti in una cornice temporale che va dal 2016 al 2019 e dell’ordinanza del Giudice dell’udienza preliminare che a maggio scorso ha disposto il carcere per Galati (detto “Il fascista”) e i domiciliari per Taverniti, la coppia avrebbe ricevuto non solo denaro ma anche bracciali, collane, cornici. 

Gioielli che le vittime dispongono per l’attività lavorativa (poi costretta a chiudere a causa dei passivi) e che in alcuni casi sono stati costretti a vendere per poter saldare i debiti.
Perché dall’altra parte c’erano minacce aggravate dal metodo mafioso, o almeno così vengono descritte dagli inquirenti che raccontano come Galati in passato fosse stato vicino alla cosca Gallace.  Alla chiusura delle indagini preliminari ha però scartato l’aggravante mafioso. 

A giugno 2018, le parole diventano più pesanti e al centro delle intimidazioni ci vanno a finire il figlio delle vittime, un’attività commerciale di loro proprietà e di cui si sarebbero impossessati e ancora i gioielli. 

 Le cose vanno più o meno così secondo il teorema accusatorio ricostruito dal procuratore Nicola Gratteri, dal procuratore aggiunto e dal sostituto procuratore Debora Rizza: il figlio viene minacciato di morte, l’attività commerciale nella parte superiore del paese trasferita ai due coniugi Gallace-Taverniti e i gioielli finiti nelle tasche (e addosso) ai presunti usurai.

Fin quando poi la svolta: le vittime si rivolgono dai carabinieri e denunciano la presunta escalation criminale che la storia ha vissuto. A partire da un bisogno iniziale di poche migliaia di euro per finire con cifre irrecuperabili, nonostante gli sforzi le minacce subite.

PROVVEDIMENTI DEL TRIBUNALE DELLA LIBERTÀ

Le misure cautelari sono state modificate nel tempo dal Tribunale del Riesame: revocati gli arresti domiciliari per Taverniti e disposto il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla vittima grazie all’annullamento delle accuse per i reati di usura e ad una delle due ipotesi di estorsione, mentre resta in carcere invece Galati: per il 40enne, però, sono caduti due capi d’imputazione relativi ad altrettanti episodi.

Modificato il quadro cautelare anche sul piano reale, con la restituzione di un appartamento e due autovetture ai due indagati. 

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