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EMERGENZA CINGHIALI, LEGAMBIENTE VICINA AGLI AGRICOLTORI


“La soluzione è comune perché unica è la causa del proliferare della specie in tutto il Paese”

di REDAZIONE

PRESERRE (VV) –  1 SETTEMBRE 2018  –  «Esprimiamo la nostra solidarietà e vicinanza agli agricoltori del ‘Comitato per la difesa della dignità dell’agricoltura’ che hanno promosso a Maierato (Vibo Valentia) il 31 agosto (ieri, ndr) la manifestazione ‘Fateci Seminare’ contro la mancanza di politiche per la gestione del cinghiale e il sostegno al settore agricolo che subisce danni enormi».

Lo si legge in una nota di Legambiente.

«I problemi di carattere economico e sociale, oltre che di carattere ecologico, dovuti ai continui danneggiamenti delle colture agricole causati dai cinghiali – prosegue la nota – hanno innescato crescenti ostilità alla presenza della fauna selvatica in generale e insofferenza da parte della comunità residente e degli operatori economici, agricoli e turistici».

«Siamo solidali con gli agricoltori  – si legge ancora –  perché siamo tutti vittime della non gestione da parte della Regione Calabria di un fenomeno causato da politiche venatorie sbagliate di cui paghiamo le conseguenze: gli agricoltori per i danni alle loro attività, gli automobilisti che rischiano la loro incolumità fisica a causa degli incidenti stradali provocati da collisioni con gli animali, tutti noi cittadini che dobbiamo subire un sistema di gestione delle attività venatorie che dilapida soldi pubblici e minaccia la conservazione della biodiversità».

«La presenza incontrollata del cinghiale in ogni parte del territorio – afferma Legambiente – sia nelle aree vocate ma soprattutto in quelle non vocate dove l’animale non può assolutamente essere presente, è un fenomeno che riguarda tutto il territorio nazionale, ma questo non giustifica l’inerzia o la superficialità con cui viene affrontato il problema, ed anzi evidenzia come la soluzione è comune perché unica è la causa del proliferare della specie in tutto il Paese».

«Le cause  – aggiunge Legambiente – sono le politiche venatorie sbagliate messe in atto dalle istituzioni preposte e la responsabilità è esclusivamente di una classe politica di ogni schieramento che ha lasciato mano libera ai cacciatori. Per questo apprezziamo che si dica basta ai cacciatori e si richiedano politiche sostenibili per la gestione della fauna selvatica. Inoltre pensiamo che i cacciatori che hanno creato il problema del sovrappopolamento di una specie, definita invasiva, non possano essere quelli che vengono chiamati a risolvere il problema.

«Si deve dare attuazione ai Piani di gestione del cinghiale – conclude la nota – implementando le catture e gli abbattimenti con personale autorizzato ed avviando al contempo la sperimentazione di una filiera dell’utilizzo delle carni di cinghiale, predisponendo e allestendo adeguati centri di raccolta e di lavorazione delle carni ai sensi della Direttiva Comunitaria 853/2004».  

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