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ELEZIONI, GIOVANNI SESTITO (UILDM): «SI PARLA POCO E MALE DELLE PERSONE DISABILI»


“Ai candidati chiediamo un impegno mirato per costruire una società in cui tutte le persone, nessuna esclusa, siano considerate cittadini”

 di REDAZIONE

 CHIARAVALLE CENTRALE (CZ) –  23 SETTEMBRE 2021 –  “La disabilità è una cosa seria”. Ad affermarlo è il presidente della sezione provinciale di Catanzaro dell’Unione italiana lotta alla distrofia muscolare (Uildm), con sede a Chiaravalle Centrale, Giovanni Sestito.

 Un’osservazione che trae spunto “dalle idee politiche dei candidati alle prossime elezioni regionali e comunali, che parlano di disabilità e dei modi e modelli di intervento in materia”.

 “Premesso – scrive Sestito – che la disabilità racchiude tante sfaccettature molto delicate, non si può sbandierare questo termine come fosse un appalto pubblico o un’opera muraria.

 L’aggettivo, infatti, ingloba un mondo vasto di persone, da considerare come tali e non come numeri. Non si può estorcere o accaparrare il voto con la banale affermazione che il disabile è al primo posto tra gli interessi di un programma politico, facendo credere ai cittadini che così si abbia a cuore il tema del disagio delle persone”.

 “Molti candidati – sottolinea il presidente Uildm – usano questa parola non sapendo nemmeno quali siano i servizi base di una persona disabile. Parecchi non sanno, ad esempio, che una stessa patologia può portare sulle persone una disabilità diversa, oppure due patologie diverse a una simile disabilità.

Le disabilità non possono essere trattate tutte allo stesso modo: non si può fare, come con l’erba, di tutto un fascio.

 Tutte le disabilità vanno affrontate in modo diverso perché le esigenze sono diverse, in ognuno di noi”. “Sento spesso dire: facciamo centri di aggregazione per disabili e li mettiamo lì dentro. Ma stiamo scherzando o siamo alla follia?

Chi ha detto che un disabile voglia stare insieme con un altro disabile? Questa non è integrazione, non è inclusione, è ghettizzazione bella e buona” rimarca Sestito.

 “L’inclusione – spiega infatti – è un’altra cosa. Ciò fa capire che non c’è una realistica consapevolezza che la disabilità è un’altra porzione di una comunità che va valutata seriamente, nella sua interezza, con tutti gli aspetti positivi e negativi che ne derivano.

 È la qualità della vita il nodo cruciale da discutere e su cui intervenire, assegnando servizi personalizzati e su misura. Solo così il disabile viene considerato alla pari di ogni altro cittadino, avendo le stesse opportunità al fine di vivere una vita dignitosa”.

 “Il disabile – denuncia Giovanni Sestito – è stanco e scoraggiato di questa giostra di proclami e false promesse. È consapevole che ha gli stessi diritti, gli stessi doveri e responsabilità di tutte le altre persone normodotate, ma tutto resta contemplato sulla carta senza che mai questi diritti trovino applicazioni, come è giusto che sia. Ciò ci fa ancora capire quanto poco venga considerato il disabile nella nostra società”.

 “Ad un disabile – prosegue la nota – o ad una famiglia disagiata che cosa può importare se un albero è stato capitozzato o tagliato con un ramo più lungo o più corto di qualche centimetro? O di un palo della luce in più o di un pezzo d’asfalto in montagna?

 Ciò, anche se necessari, non risolvono il problema della famiglia in cui vive il disabile, il bisogno dev’essere risolto subito, nell’immediatezza, perché le indigenze delle famiglie inevitabilmente si ripercuotono sulla comunità tutta. Bisogna investire sulle persone, sull’erogazione di servizi alla persona, solo così si può migliorare la qualità della vita di una comunità.

 Bisogna puntare sull’assistenza sociale, servizi di supporto legati alla vecchiaia, alla malattia e alla disabilità: in sostanza, servizi di assistenza domiciliare e residenziale. Per tale motivo bisogna lavorare, impegnarsi a difendere i diritti del disabile, che sono gli stessi diritti di tutti, per costruire una società in cui tutte le persone, nessuna esclusa, siano considerate cittadini, per continuare a rendere bella la vita”.

 Passando alle ulteriori proposte “per fare ciò bisogna iniziare con la riforma dei servizi sociali, così com’è previsto dal Decreto Rilancio n. 34/2020. Progettare su modelli personalizzati per ogni categoria di disabili.

 La cooperazione tra Terzo settore e Pubblico sono da considerarsi necessari, insieme, per perseguire il valore della solidarietà sociale, concorrendo con pari dignità e valore, alla costruzione delle politiche sociali pubbliche”.

 “Nulla su di noi, senza di noi – conclude il presidente Uildm. – Vogliamo essere protagonisti e non delegare ad altri le soluzioni ai nostri bisogni, progetti di vita, sogni e desideri e chiediamo il confronto permanente e la condivisione delle politiche e delle scelte che riguardano le politiche delle persone con disabilità ai vari livelli, regionali e comunali”.

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