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DON ANTONIO SCICCHITANO LASCIA AMARONI, MA È UN ADDIO CHE NON È UN ADDIO


Dopo nove anni ha detto “sì” alla richiesta dell’arcivescovo di trasferirsi alla parrocchia Sant’Anna di Catanzaro Lido. “Sarò sempre con voi, non scomparirò”

di Franco POLITO

AMARONI (CZ) –  5 LUGLIO 2020 –  Un addio che non è un addio.

Un accomiatarsi che ha il sapore di un “arrivederci a presto”.

Don Antonio Scicchitano lascia la parrocchia di santa Barbara Vergine  e Martire.

In ossequio al voto di obbedienza ha detto “sì” alla richiesta di monsignor Vincenzo Bertolone, vescovo dell’arcidiocesi metropolitana di Catanzaro – Squillace, ad assumere l’incarico in un altra “vigna del Signore”.

Oggi “l’ultima” celebrazione eucaristica nella “Cittadina del Miele” e un addio che non è un addio.

Alle ore 18.30 – fa saper don Antonio –  ci saluteremo a “Casa Maria”, ci diremo “ciao” con la preghiera e nella preghiera, come sappiamo fare noi.

Domani, alla stessa ora, farà l’ingresso nella comunità parrocchiale di Sant’ Anna, in località “Fortuna”, a Catanzaro Lido.

Non c’è tempo per voltarsi indietro. Il futuro è già dopodomani. «Come avete accolto me il 30 ottobre 2011 – aggiunge – , accoglieremo il nuovo parroco don Roberto Corapi, originario di Squillace, proveniente dalla parrocchia Santa Maria Assunta di Stalettì».

Arriverà martedì prossimo all’anfiteatro “Nicolas Green”: alle ore 18:30 verrà celebrata la messa di benvenuto.

«Avere un sacerdote che celebra l’Eucarestia  – insiste don Antonio –  è una grande risorsa, io l’ho fatto qui in mezzo a voi per nove anni, qualcuno lo farà dopo di me.

Non è facile, lo so, ma i legami instaurati ci sono e tali rimarranno, perché ci unisce soprattutto la preghiera.

Ora ci sono i social, le video chiamate, le telefonate quindi rimarremo in contatto, non scomparirò, non è mio costume e dove andrò ad esercitare il mio ministero è comunque vicino».

Poi il pensiero alla scelta dell’arcivescovo. «Ha voluto  – sottolinea don Antonio –  alleggerire il mio cammino, poiché la mia opera al “Centro Calabrese di Solidarietà”, dove opero da circa  quattro anni, è molto impegnativa.

Già da ora vi ringrazio per le volte in cui mi avete visto in prossimità dell’inizio delle sante messe, oppure alla celebrazione del sabato in cui si poteva ritardare anche di dieci minuti.

La comunità amaronese non me l’ha fatto mai pesare e di ciò le sono immensamente grato».

Parole e messaggi che trovano suggello nell’idea dell’impersonalità sacerdotale. «Perciò animo – conclude don Antonio -, il Signore ci unisce, laddove ci sarà un altare e un sacerdote a celebrare lì ci saremo tutti quanti noi».  

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