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DIDATTICA A DISTANZA? LA RESPONSABILITA’ NON E’ SOLO DEL COVID


La Calabria è tra le regioni italiane  che hanno spostato  al 1° febbraio il rientro in classe degli studenti delle scuole superiori. Riceviamo e pubblichiamo: 

 PRESERRE (CZ) –  18 GENNAIO 2021 –  Dopo i tanti mesi del precedente anno scolastico trascorsi a sperimentare la didattica a distanza , era lecito attendersi dalle istituzioni, nazionali e  regionali, concrete soluzioni capaci di consentire ai nostri figli di fare, finalmente,  rientro nelle loro amate  classi.

Ebbene, per tutta l’estate, il commissario Arcuri e la ministra dell’istruzione,  Azzolina ci hanno martellato quotidianamente con rassicurazioni circa i tempi di consegna dei banchi con le rotelle.

Peccato che le scuole, almeno per i ragazzi degli istitutisuperiori, sono rimaste quasi sempre chiuse.  Non poter vedere i nostri figli alle prese ogni mattina con la preparazione del loro zaino in cui, insieme ai libri, trovavano posto sogni ed emozioni da vivere,  è una frustrazione dura da digerire.

La parola chiave della scuola dei nostri giorni è, purtroppo, diventata didattica a distanza. Soluzione comprensibile per l’anno scolastico trascorso in cui, oggettivamente, si è dovuto affrontare una pandemia sconosciuta e per la quale non si era preparati.

Ma ciò che era giustificabile per la prima fase non è più accettabile per l’anno scolastico in corso. Sono tanti i dirigenti scolastici che continuano ad affermare, dopo un’estate per loro caratterizzata  da sacrifici e rinunce per creare ambienti a prova di covid, che la scuola è il luogo più sicuro per i nostri ragazzi.

Poiché l’affidabilità dei dirigenti scolastici, in particolare sui temi della sicurezza,  è cosa nota, tra le famiglie si registra sconcerto ed incomprensione.

Non si riesce a comprendere, ad esempio,  il perché non si è agito, per tempo, sul sistema dei trasporti, da tutti indicato come il tallone d’Achille della ripresa delle lezioni in presenza.

Assicurare ai ragazzi di arrivare a scuola senza rischi avrebbe dovuto comportare l’adozione di un PIANO STRAORDINARIO DEL TRASPORTO DEGLI STUDENTI con cui garantire il distanziamento sociale.

Bisognava però pensare ad utilizzare al meglio ogni opportunità e garantire il necessario coordinamentotra i vettori coinvolti, sia quelli in gomma che su rotaie. Nel caso della Calabria si sarebbe dovuto suddividere il territorio in sotto-ambiti provinciali ed individuare i mezzi di trasporto (autobus-treni),  idonei per moltiplicare le opportunità di trasporto a disposizione dei nostri ragazzi.

Non credo che le tante aziende private di trasporto su gomma, da un anno  fortemente penalizzate dalla pandemia, avrebbero avuto difficoltà a sedersi ad un tavolo con la regione Calabria per condividere un piano di trasporti dedicato alla popolazione scolastica calabrese.

Così come praticabile poteva diventare la soluzione dei treni delle ferrovie dello Stato  che giornalmente tagliano i nostri litorali, ionico-tirrenico, quasi sempre con vagoni vuoti, attraversano decine di comuni in cui le stazioni, nonostante da anni chiuse, sono ancora accessibili.

Una soluzione questa praticabile attraverso la creazione di un sistema integrato con autobus pronti alle stazioni delle località in cui hanno sede i licei ed istituti scolastici. Le crisi, specie quelle che minano le fondamenta non solo dell’economia ma anche delle culture e delle abitudini di vita, possono diventare una potente opportunità di crescita e di cambiamento.

Ciò è possibile solo se si ha la capacità/volontà di affrontare le difficoltà con un pensiero nuovo  i cui immancabili ingredienti sono: CREATIVITA’- CONCRETEZZA- TEMPESTIVITA’.

Quanto sta avvenendo in Calabria, anche in  settori diversi da quello della scuola, dimostra che si continua a sbagliare, spesso per negligenza ed incompetenza, ma soprattutto perchè si pretende di affrontare problemi nuovi con modi di pensare e di agire divenuti preistorici ed inadeguati.

Le automobili hanno sostituito i cavalli, i computer hanno avuto la meglio sulle macchine da scrivere, ma in molti dei nostri decisori albergano saperi del secolo scorso.  La conseguenza è sotto gli occhi di tutti: i nostri ragazzi continuano ad essere privati di spazi e momenti di vita che nessuno potrà più loro restituire. La scuola è il luogo privilegiato dell’apprendimento che non è solo cognitivo ma anche emotivo e relazionale.

Chi ha responsabilità faccia di tutto per far risuonare al più presto  la campanella.

 Franco CACCIA,  Sociologo

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