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DELIBERA CONSILIARE CONTESTATA A SQUILLACE, FRANCESCO MUCCARI: «FACCIAMO UN PÒ DI CHIAREZZA»


Riceviamo e pubblichiamo:

SQUILLACE (CZ) –  29 MAGGIO 2020 –  Mi vedo costretto a scrivere questo post in seguito alle dichiarazioni rese dalla Consigliera Anna Maria Mungo in merito alla approvazione di una delibera con la quale in data 9 maggio 2020 il Consiglio comunale di Squillace dava attuazione a quanto previsto dalla legge 448/98.

Alla testata giornalistica on line “Preserreedintorni”, Mungo dichiara che «il Sindaco avrebbe dovuto astenersi, argomento all’ordine del giorno vedeva coinvolto il figlio».

Se c’è una cosa che sin dai tempi del liceo mi ha sempre affascinato è la potenza persuasiva della parola, e le parole, si sa, sono importanti. La parola compie opere divinissime e come tale, è anche l’arma più pericolosa. Delle dichiarazioni di cui sopra, nei passaggi riferiti alla mia persona, due sono le parole che mi hanno letteralmente sconcertato: “conflitto di interessi” e “coinvolto”.

Parole che alludono a scenari foschi, riferimenti a questioni che al lettore poco informato su ragioni di fatto e motivazioni di diritto potrebbero avere persino rilevanza penale!

Occorre quindi fare chiarezza per dipanare ogni dubbio sollevato dalla zelante consigliera comunale, assente, peraltro, al consesso del 9 maggio nel quale si dava attuazione ad una legge dello Stato. Trasformazione del diritto di superficie in diritto di piena proprietà. Che cosa significa? Che cosa avrà mai deliberato questo manipolo di cospiratori ai danni della collettività?

Procederò per gradi, senza entrare nel merito delle questioni meramente tecniche.

Negli anni ’80, grazie alla lungimiranza di chi a quel tempo amministrava Squillace – mio padre era consigliere comunale di minoranza, ma votò a favore perché si trattava di un deliberato dal forte impatto sociale ed econimico – furono realizzati degli interventi di edilizia economica e popolare convenzionata.

Gli squillacesi potevano comprare casa ottenendo un bonuns dallo Stato di circa venti milioni di lire. I requisiti previsti dalla legge dovevano essere: rientrare in una certa fascia di reddito, residenza e nucleo familiare, non essere in possesso di altre case.

Appartamenti la cui metratura variava dai 70 ai 100 mq, prime case, non certo lussuose ville sulle colline che digradano, come quelle che avete legittimamente edificato voi, illustrissimi consiglieri comunali di Squillace in movimento!

Ma torniamo a noi. In estrema sintesi, le case degli squillacesi venivano realizzate su un suolo comunale concesso in diritto di superficie per novantanove anni.

Oggi, a distanza di quarant’anni, l’amministrazione comunale offre la possibilità di acquisire il diritto di proprietà del suolo sul quale insistono quei fabbricati, versando una somma in denaro commisurata alle quote millesimali possedute.

E qui c’è il passaggio chiave. Perché, vedete, non si tratta di un provvedimento ad personam, ma di un provvedimento generale, previsto da una legge dello Stato e che interessa ben 108 nuclei familiari.

Dove consisterebbe, carissima Mungo, il conflitto di interessi? Dove la relazione sinallagmatica che legherebbe la mia persona alla decisione di quel pubblico consesso? Quale utilità potrei ricevere nel momento in cui dovessi decidere di avvalermi di un mio diritto versando il dovuto?

Tanto le dovevo, questa la mia personale opinione, ma il Consiglio comunale di Squillace potrà eventualmente determinarsi a mantenere in essere l’atto in questione o riproporlo con l’astensione del Sindaco.

Cosa cambierà per i cittadini interessati?

Francesco MUCCARI

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