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DAVOLI (CZ) – UNA VIA PER LEA GAROFALO


Proposta della locale sezione del Psi. Alle viste un pubblico dibattito

di  Gia.  RO. (Il Quotidiano del Sud)

DAVOLI (CZ) – 24 MARZO 2016 –  E’ ciò che chiede attraverso un’istanza protocollata in Comune in data 10/03/16 N1407, la sezione di Davoli del Psi, in ricordo del suo sacrificio quale “Testimone di Giustizia”.

A riguardo, poiché come preannunciato la sezione Psi intende promuovere un pubblico dibattito, la sezione cittadina chiede di sapere se sia stata attivata la procedura amministrativa per l’individuazione e dedica della Via.

Garofalo fece un primo gesto eclatante quando decise di trasferirsi a Milano, ignara del fatto che Carlo Cosco l’avesse scelta come compagna solo per acquisire maggior prestigio agli occhi della cosca Garofalo. Il secondo arrivò nel 1996, quando il compagno e alcuni componenti della sua famiglia vennero arrestati per traffico di stupefacenti: durante un colloquio in carcere, la ragazza comunicò al compagno la volontà di lasciarlo e di volersi portare via la figlia. La reazione fu violenta e immediata, tanto che intervennero le guardie per sedare la lite. Madre e figlia abbandonarono dunque Milano.

Nel 2002, quando Lea, sotto casa, si accorse dell’incendio della propria auto, capì che i Cosco erano sulle loro tracce e che lei e sua figlia si trovavano in pericolo. Decise di rivolgersi ai Carabinieri e di raccontare tutto ciò che, nel corso degli anni, aveva visto e sentito, a Pagliarelle come a Milano. Per le sue dichiarazioni, la giovane donna e la figlia vennero inserite, con false generalità, nel programma di protezione. La vita da testimone

La vita da testimone di giustizia fu difficile, caratterizzata da una profonda solitudine. Le dichiarazioni di Lea non sfociarono in alcun processo (salvo poi, nell’ottobre 2013, condurre all’arresto di 17 persone in varie città italiane) e per questo motivo le viene revocata la protezione dello Stato. Nonostante il ricorso vinto al Tar, nel frattempo i documenti falsi suoi e della figlia non esistevano più. L’omicidio Nel frattempo, gli anni non avevano cancellato il rancore e la rabbia di Carlo Cosco nei confronti di Lea Garofalo. La sua sete di vendetta venne soddisfatta il 24 novembre 2009. Lea e sua figlia si trovavano a Milano da quattro giorni: partite da Petilia Policastro alla volta di Firenze, mamma e figlia il 20 novembre presero il treno che le avrebbe portate nel capoluogo lombardo.

Fu lo stesso Carlo Cosco ad invitarle. Si trattava di una trappola: l’ex-compagno era a conoscenza della difficile situazione economica delle due donne e chiese a Denise di raggiungerlo a Milano dopo che la figlia gli aveva raccontato di aver visto un maglione, ma che sua madre non avrebbe potuto comprarglielo.

Lea, che aveva a cuore il futuro della figlia più di ogni altra cosa, decise che non l’avrebbe fatta partire da sola, nonostante i tentativi dell’avvocato Rando di dissuaderla. Lea era convinta che insieme a sua figlia non le sarebbe accaduto mai nulla, anche perché “Milano è una grande città, non è come la Calabria”.

                                                                                                                                             

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