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DAL LIECHTENSTEIN IN CALABRIA A BORDO DI UNA VESPA


Straordinaria avventura di tre amici (due calabresi e un teutonico) che hanno percorso 2100 km a bordo della mitica due ruote per raggiungere Chiaravalle e Vallefiorita

di Franco POLITO

PRESERRE (CZ) – 18 MAGGIO 2018 –  Dal Liechtenstein in Calabria. Dalle terre elvetiche fino a Chiaravalle Centrale e Vallefiorita, nel cuore delle Preserre Catanzaresi.

Un viaggio come tanti in apparenza. Duemilacento chilometri come altri sulla carta. Una tappa “ordinaria” se percorsa in treno, in macchina o sul torpedone. Non se fatta su tre “Vespa” di fine anni ’60.

Non se fatto da persone “ non comuni” come Antonio Stanizzi, Antonio Staglianò e Daniel Kassel. Partenza lo scorso 9 maggio dal Principato tra la Svizzera e l’Austria, arrivo in Calabria due giorni addietro.

Stanizzi, originario di Vallefiorita, faceva il meccanico. Da due mesi è in pensione. Passione viscerale per la “Vespa”, ama smontarle e rimontarle come giocattoli. L’operazione gli riesce pure bene. L’ultima su cui ci ha messo mano è quella usata per il viaggio.

«Volevo testarne l’affidabilità» dice sorridendo. Esame superata alla grande tra le tante emozioni, tra cui il senso di libertà, ed esperienze assaporate durante il percorso. Le stesse provate dai suoi amici. Li accomuna, tra le altre cose, il sentimento per il mitico motociclo di Casa Piaggio. 

Staglianò, capo cantiere, ha lasciato giovanissimo Chiaravalle Centrale. In questi giorni è tornato per fare una sorpresa alla mamma. Kassel, invece, è un teutonico puro sangue. Informatico di professione, ama l’avventura e i luoghi esotici.

Tre personalità differenti che si miscelano attorno alla stessa passione. E allora via, partenza. Il ruolino è da marce forzate. Stop solo, di notte, per riposare e per il dovuto nutrimento. Tappa a Varese, poi a Genova. Passaggio da Pisa con l’immancabile visita al Museo Piaggio di Pontedera. Quindi Roma, Napoli, Salerno. Infine la Calabria, Vallefiorita e Chiaravalle Centrale.

«Abbiamo visto – dicono – le cose in maniera del tutto diversa da come ci sono sempre apparse viaggiando su altri mezzi». Panorami diversi, luoghi diversi, sensazioni diverse.

«Quello che non dimenticheremo mai – aggiungono – è stato il contatto con la gente. C’era chi suonava con l’auto. Chi ci incoraggiava. C’erano i “vespisti” che ci invitavano a bere un caffè.  C’era un meccanico di Salerno che ha riparato gratis un sellino. C’era chi ha offerto straordinaria ospitalità. Insomma c’era tutto quello che non c’è, e non ci può essere, in un viaggio affrontato in maniera diversa».

Quello lo faranno per tornare oltre le Alpi. Si parte domani su un quattro ruote chiuso. Altro vento sulla faccia potrebbe far male. E le tre “Vespa”? Dopo le fatiche sostenute faranno il percorso inverso a bordo di un furgone. Meglio risparmiarle. Perché l’avventura non è finita qui.

In ballo c’è una “gita” a Barcellona, in Spagna, e un coast to coast a Cuba.

Come? Ma a bordo di una “Vespa”, no? 

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