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CRISI, PROTESTA DEI SINDACATI DAVANTI ALLE PREFETTURE CALABRESI


Domani presidi di Flai, Fai e Uila Calabria

di REDAZIONE

PRESERRE (CZ) – 9  APRILE 2021 –  Flai, Fai e Uila Calabria, nel rispetto delle restrizioni dovute alla pandemia, terranno presidi unitari davanti a ciascuna delle prefetture calabresi sabato 10 aprile dalle ore 10.00 alle ore 12.00.

I Segretari regionali Bruno Costa, Michele Sapia e Nino Merlino saranno presenti al presidio che si terrà davanti alla Prefettura del capoluogo di Regione e al termine della protesta si recheranno insieme dal Prefetto,al quale consegneranno un documento unitario con le richieste del sindacato da far pervenire al governo.

Lo stesso documento verrà consegnato dai segretari provinciali ai prefetti di Reggio Calabria, Vibo Valentia, Cosenza e Crotone.

Dopo l’incontro con il Prefetto,Costa, Sapia e Merlino terranno una conferenza stampa davanti alla Prefettura di Catanzaro, nella quale spiegheranno, in maniera dettagliata, i motivi della protesta e le rivendicazioni del sindacato.

Per Flai, Fai e Uila, l’iniziativa, in un periodo così delicato per il perdurare della pandemia, si è resa necessaria per reagire all’insensibilità del governo verso ilmilione dilavoratori agricoli italiani,parecchi dei quali meridionali e calabresi, completamente dimenticati dal Decreto Sostegni.

L’agricoltura, tranne che nel Decreto Cura Italia, è stata esclusa dai bonus dal governo precedente per tutto il 2020, si pensava che il Decreto Sostegni potesse portare un cambio di rotta, una doverosa, anche se tardiva, correzione di marcia, che desse un po’ di ossigeno a una platea di lavoratori e di lavoratrici svantaggiati da sempre, che la pandemia ha spinto ancora di più verso i margini. Purtroppo ciò non è avvenuto.

Anzi, non si può non constatare, con amarezza, come questo provvedimento abbia accentuato le disparitàtra categorie diverse di lavoratori e persino tra le diverse tipologie di lavoratori all’interno del comparto agricolo.

Il governo riconosce lo stato di crisi delle aziende agricole e le sostiene con la decontribuzione e i sostegni sulle perdite di fatturato, ma non si pone minimamente il problema dei lavoratori stagionali che in quelle aziende lavorano e che hanno perso milioni di giornate di lavoro nell’anno 2020, visto che in molti non sono riusciti ad arrivare nemmeno alla soglia delle 51 giornate lavorative.

L’altra anomalia è che il Decreto riconosce il bonus per gli stagionali del turismo ma non quello per i lavoratori impegnati negli agriturismi o nel florovivaismo.

Ed ancora, riconosce il bonus al dipendente stagionale di una azienda commerciale, ma non al dipendente di una cooperativa agricola.Le persone che non hanno potuto lavorare per raggiungere i requisiti utili per accedere alla disoccupazione agricola sono rimaste senza ristori, non possono rimanere anche senza sostegni.

Non si tratta di questioni di poco conto, si tratta di porre rimedio ad un provvedimento palesemente discriminatorio nei confronti di centinaia di migliaia di lavoratori e lavoratrici, costretti a guardare con apprensione, se non con angoscia, al proprio futuro e quello delle loro famiglie.

I lavoratori e le lavoratrici agricoli, indicati per tanti mesi come essenziali e che hanno assicurato cibo fresco sulle tavole di tutti gli italiani, lanciano un grido di allarme che non può rimanere inascoltato.

Essi chiedono alcune misure indispensabili per la loro tutela, come il riconoscimento per l’anno 2020 delle stesse giornate di lavoro effettuate nel 2019; l’introduzione del bonus per gli stagionali agricoli e la sua compatibilità con il reddito di emergenza; il riconoscimento di una cassa integrazione stabile per i pescatori.
Richieste giuste e di buon senso che accogliendole il governo dimostrerebbe,con i fatti non a parole, di essere aperto all’ascolto del mondo del lavoro e stimolerebbe il settore agricolo a farsi carico dello sforzo corale che deve salire da ogni ceto produttivo per spingere il Paese fuori dalla crisi, che può avvenire soltanto attraverso la coesione sociale e la certezza che diseguaglianze e ingiusti privilegi diventino ricordo di un brutto passato.

Flai, Fai e Uila pensano che questo debba essere il primo passo di un percorso che dovrà condurre all’allargamento complessivo dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici agricoli, a partire dal riconoscimento della “clausola sulla condizionalità sociale” nella Politica agricola comune (PAC), affinché i contributi europei vadano solo a quelle aziende che rispettano i contratti di lavoro e le leggi sociali, passando per la riduzione dell’uso dei voucher in agricoltura, per arrivare rapidamente al rinnovo dei contratti provinciali, le cui trattative sono ormai bloccate da troppo tempo.

Il sindacato preferisce il confronto costruttivo alla lotta, ma di fronte ad interlocutori sordi al dialogo non si tira indietro.

Senza risposte convincenti da parte del governo i presidi del 10 aprile non saranno che l’inizio di una stagione di pacifiche, ma ferme proteste per rivendicare il riconoscimento dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, per migliorare la loro vita, migliorando la quale si finisce per migliorare quella di tutti.

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