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CORONAVIRUS, ARTURO BOVA: «INCOMPRENSIBILE E ASSURDO QUANTO STA ACCADENDO NELLE PRESERRE»


Arturo Bova

L’ex consigliere regionale: “Mi risulta che neppure ai sindaci dei Comuni interessati dai nuovi focolai, sia stato praticato il tampone. E’incredibile dirlo e ammetterlo, ma non ci sono tamponi, o meglio, non sono sufficienti”

di Franco POLITO

AMARONI (ZC) –  30 MARZO 2020 –  «E’ emergenza vera nel circondario in cui vivo (Chiaravalle centrale, passando per Squillace, fino a Soverato).
Denunciamolo tutti a voce alta. È sconcertante quello che sta succedendo».

Da Amaroni, dove vive con la famiglia, l’ex consigliere regionale Arturo Bova “alza la voce” sulla situazione pandemia nel comprensorio.

«Neppure al medico di famiglia delle quattro persone risultate positive a Centrache al Coronavirus – aggiunge –  è stato fatto il tampone. Sebbene questi abbia segnalato di avere avuto contatti con quella famiglia e abbia chiesto di essere sottoposto a tampone.

Mi risulta che neppure ai sindaci dei Comuni interessati dai nuovi focolai, sia stato praticato il tampone. E’ incredibile dirlo e ammetterlo, ma non ci sono tamponi, o meglio, non sono sufficienti».

«Il Policlinico – incalza Bova, che ad Amaroni è stato anche sindaco –  è dotato di una strumentazione che consente di praticarne 300 al giorno. Sembra che si stia per acquistare una nuova attrezzatura che consente di praticarne 500 al giorno. Ma dovrà arrivare. E allora quando?

La soluzione è che il Presidente della Regione requisisca letteralmente ( siamo in guerra, si o no? ) i laboratori privati e li utilizzi per raddoppiare, triplicare e arrivare fino a dove e possibile con lo screening a tappeto.

Ma come è possibile che ancora non sia stato fatto? Ma certi signori, anzi signore, hanno capito quale è la drammaticità della situazione?

Sono in grado di gestirla e – o quantomeno di affrontarla?

Non so più a chi telefonare, non potendomi muovere da casa. Sto chiamando alla A.O., ai Consiglieri regionali in carica, delle diverse componenti politiche, al Dipartimento di Prevenzione, e altri.

Ma è inutile girarci attorno. Se i tamponi non ci sono nelle strutture pubbliche, l’unica cosa è ricorrere alle strutture private. Costi quel che costi. Ma vi posso garantire che non è una questione economica, ma solo di competenza e di tatto».

«Ma in vita ci sono le nostre vite. Chi di competenza se ne ricordi. Ma se non agisce credo che sarò il primo a sollevare il popolo».

«Basta – conclude –  con questa assurdo ed incomprensibile approccio alla più brutta è difficile sfida per l’umanità dal dopoguerra ad oggi».

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