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CIÒ CHE ERAVAMO E CIÒ CHE SIAMO DIVENTATI


Abbiamo tutti sperimentato nuove sensazioni quali la paura e lo smarrimento, l’angoscia e il dolore e la speranza accompagnata dalla preghiera, l’unica vera arma per non cedere alla disperazione

di Rossella NASSO

PRESERRE (CZ) –  12 APRILE 2020 –  Una Pasqua insolita questa del 2020.

Un triduo pasquale inconsueto nel corso della storia, perché vuoto di fedeli i quali solitamente danno corpo alle tradizioni celebrandole con la loro devota presenza.

Da quando questo nemico invisibile si è insinuato nelle nostre vite, le campane delle chiese non suonano più a festa poiché i luoghi sacri non possono accogliere fisicamente le anime che da sempre le affollano, così come non li si incontrano per strada.

Pian piano ci siamo abituati a stare in casa per proteggerci, riducendo così le nostre abitudini e facendo spazio, visto il tempo illimitato, a prenderci cura di noi, degli affetti, della famiglia e a riconsiderare in un certo senso ciò che eravamo e ciò che siamo diventati.

In questo frangente l’incontro spirituale che prima toccavamo con mano attraverso la presenza del parroco, lo abbiamo continuato a trovare sul web attraverso appuntamenti, dirette e consigli su come mantenere vivo ciò che è insito in noi da sempre.

Abbiamo tutti sperimentato nuove sensazioni quali la paura e lo smarrimento, l’angoscia e il dolore e la speranza accompagnata dalla preghiera, l’unica vera arma per non cedere alla disperazione. La preghiera è il mezzo per non cadere e per avere ancora la speranza che qualcosa di positivo possa avvenire nella nostra vita.

Durante questi mesi il dolore a cui siamo stati sottoposti è stato ingente da elaborare e tante, tantissime le vittime di questa silente guerra sono cadute nel silenzio e nella preghiera.

Approfittiamo dunque di questo momento pasquale per celebrare ancora di più il passaggio dalla vita alla morte e, nonostante lontani dalle persone che amiamo, cerchiamo di viverla al meglio e con la gioia nel cuore rivolgendo una preghiera personale e corale per l’umanità intera, affinché possa uscire dal buio per ritornare alla luce più forti e consapevoli di prima, capendo che a tutto ci si può abituare cambiandone i modi d’agire, pregando e sperando che un mondo migliore rinascerà dopo questo periodo di duro isolamento.

Ma rivolgiamo anche un pensiero, attraverso la forza della fede a chi ha più bisogno di noi, come le persone ammalate, le persone perse strada facendo, le famiglie per le quali la Pasqua non l’hanno neppure avvertita tanto distratti dal proprio dolore.

Mai come in questo momento dobbiamo sentirci vicini spiritualmente e connettere i nostri cuori e la nostra mente con la preghiera ed una parola di conforto.  

Nessuno di noi è solo, ma tutti siamo uniti in un unico grande cuore. 

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