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CHIARAVALLE CENTRALE (CZ) – Crisi al Comune, Sestito e Garieri “incolpano” l’ex sindaco


Palazzo Staglianò: sui rifiuti c'è molta attenzione

L’ex capogruppo di maggioranza e  l’ex assessore ai Servizi sociali ritengono che le dimissioni siano state figlie della condotta dell’ex primo cittadino

di Fra. PO.

CHIARAVALLE CENTRALE (CZ)- 25 MAGGIO 2015 –  Oramai siamo sempre più al “botta e risposta”. L’ex capogruppo di maggioranza santo Sestito e l’ex assessore si Servizi Sociali Sergio Garieri, firmatari assieme ai cinque esponenti dell’opposizione delle dimissioni che hanno sfiduciato l’ex sindaco Gregorio Tino e fatto cadere l’amministrazione comunale con conseguente arrivo del commissario prefettizio, replicano a Giovanni Fabiano, decaduto presidente del Consiglio.

Fabiano in alcune sue dichiarazioni aveva sottolineato che la crisi al Comune è nata all’interno di Ncd, forza politica a  cui appartengono Sestito e Garieri nonché espressione della ex coalizione di maggioritaria di “Chiaravalle Futura” assieme a Forza Italia, di cui Fabiano è in quota, e Fratelli d’Italia.

«Sappiamo bene – affermano i due – che l’ex presidente del consiglio comunale è uomo di grande senso del rispetto e della misura. Ma nonostante ciò non è a conoscenza dei veri motivi che hanno determinato la rottura».

Sestito e Garieri non hanno dubbi. «La sede municipale di salita Castello – incalzano – era divenuta una specie di “feudo personale” dell’ex sindaco Gregorio Tino. Noi come centrodestra non abbiamo mai esitato a criticare la condotta delle amministrazioni guidate dal Pd prima con Pino Maida, poi con Nino Bruno. Ma una volta messo piede nella casa di tutti i chiaravallesi non abbiamo fatto nulla per invertire la rotta  perdendo finanziamenti, sostenendo spese inutili e agitando problemi che potevano essere gestiti molto meglio come ad esempio i loculi del cimitero e le cappelle gentilizie».

Sestito e Garieri insistono e fanno riferimento anche «ad argomenti più “ampi” quali le sanatorie nel settore edilizio, il Piano strutturale comunale, il giudice di pace e il dissesto finanziario. In pratica, se dobbiamo dirla tutta in una logica di insieme, le cose non siamo stati bravi a gestirle».

Quindi le conclusioni. «Abbiamo perso tempo inutile – chiosano i due – Tempo che si poteva spendere in maniera più proficua. Lo abbiamo utilizzato inutilmente e senza soluzioni che rappresentavano la speranza per la nostra comunità».

 

 

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