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CHIARAVALLE CENTRALE (CZ) – Casa della Salute, Michele De Vita nominato commissario


Palazzo Staglianò, uno dei luoghi videosorvegliati

Chiaravalle, Palazzo Staglianò

L’incarico, giunto dalla direzione dell’Asp di Catanzaro non mancherà di scuotere l’ambiente ospedaliero e non solo. In attesa di conoscere con precisione ruolo, poteri e compiti del neocommissario, si potrebbe intravedere in questa nomina l’obiettivo di rendere più fluida la macchina burocratica locale al fine della realizzazione del progetto di Casa della Salute

Fonte: articolo di Dario Macrì (Il Quotidiano della Calabria)

CHIARAVALLE CENTRALE (CZ) – 9 GIUGNO 2014 – Michele De Vita è stato nominato Commissario per la Casa della salute di Chiaravalle. Lo ha comunicato, attraverso una nota stampa, il direttore generale dell’Asp di Catanzaro Gerardo Mancuso.

Che ha così spiegato questa scelta: «La Casa della Salute di Chiaravalle e’ un progetto ambizioso (si tratta della riconversione del vecchio e moribondo San Biagio, n.d.r.), un progetto sul quale l’Azienda ha profuso grande impegno, nel quale si è spesa con gli organi istituzionali per realizzare un’opera utile al territorio ed offrire prestazioni di qualità, prestazioni sanitarie vicine ai bisogni dei cittadini».

Perciò, ha aggiunto Mancuso, «è necessario affrontare l’iter di realizzazione del progetto territoriale con grande determinazione e competenza, cercando di non perdere i tempi di esecuzione e cercando di risolvere tutte le questioni che via via si trovano nel percorso. Molti professionisti, molti dipendenti validi e competenti presenti all’interno della struttura soffrono questo tempo, soffrono questa situazione di difficoltà e sperano che tutto si risolvi entro tempi brevi. Una parte dipende dai ministeri e dai burocrati regionali, ma un’altra parte dipende da noi e su questo interveniamo con determinazione. Queste sono le motivazioni che ci hanno spinto a scegliere un Commissario per la realizzazione di tutto questo progetto, un professionista competente che metta a disposizione le sue capacità per correggere quello che non va e seguire la realizzazione del progetto».

Questo provvedimento della direzione dell’Asp di Catanzaro non mancherà di scuotere l’ambiente ospedaliero e non solo. In attesa di conoscere con precisione ruolo, poteri e compiti del neocommissario, si potrebbe intravedere in questa nomina l’obiettivo di rendere più fluida la macchina burocratica locale al fine della realizzazione del progetto di Casa della salute.

E di renderne meno dolorosa possibile la fase di transizione, come si può evincere dall’introduzione della stessa nota stampa a firma di Mancuso: «Il piano di rientro obbliga le aziende ad occuparsi quasi esclusivamente delle questioni economiche-finanziarie e trascura i servizi erogati, la carenza di personale. L’Azienda Sanitaria Provinciale di Catanzaro ha raggiunto gli obiettivi di spesa indicati dai tavoli ministeriali e si è molto impegnata in attività di riordino, di rispetto della legalità e delle norme, ma non ha potuto incidere oltremisura su alcune questioni legate alle competenze. Molto spesso si addebita la colpa di quello che accade in periferia al Direttore Generale, ma non è così. Che colpa ha l’allenatore se un attaccante sbaglia un calcio di rigore? Probabilmente bisognerebbe agire cambiando formazione. Ci sono dinamiche la cui responsabilità è in capo ai Dirigenti che hanno il compito, il dovere di affrontare e risolvere i problemi senza trincerarsi dietro le scritture. Delegare agli altri la soluzione indica scarse capacità gestionali, non risolve le questioni e peggiora il sevizio reso all’utenza. Purtroppo in questo paese il merito non costituisce la base del funzionamento del pubblico impiego, le regole sono arcaiche, le norme sono difficili da applicare e tutto si risolve in piccoli aggiustamenti, talvolta ininfluenti per raggiungere il risultato. Si legge di alcune disfunzioni che potrebbero essere risolte attraverso un impegno maggiore ed una dedizione che però non trova riscontro. Per il rilascio di un referto, si aspetta giorni, l’organizzazione delle attività risulta insufficiente e tutto viene lasciato all’approssimazione».

Tale passaggio avviene proprio al margine delle polemiche e delle mobilitazioni per la chiusura, poi scongiurata, della sala operatoria di ortopedia dell’ospedale di Soverato, a causa di una sopravvenuta carenza di personale.

 

 

 

 

 

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