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CHIARAVALLE CENTRALE (CZ) – Avvelenamento randagi, “Gli amici di Bobby” sporge querela


randagio

Dopo il ritrovamento di cani e gatti avvelenati, la presidente del sodalizio animalista Simona Gigliotti ha presentato denuncia contro ignoti

 di Franco Polito

 CHIARAVALLE CENTRALE (CZ) – 23 MAGGIO 2014 – Non deve fare proprio un bell’effetto trovare morti i randagi a cui si è accudito fino al giorno prima. Cani e gatti che qualcuno avrebbe avvelenato senza pietà. Morti fra la più atroci sofferenze. Da soli. E senza possibilità di chiedere aiuto. Quel sostegno che l’associazione chiaravallese “Gli amici di Bobby” aveva garantito prima che venissero uccisi.

 Non ci sta la presidente del sodalizio animalista Simona Gigliotti. Non ci sta proprio di fronte a quelle carcasse trovate in via Nazionale, località “Pietre”. Carta e penna e butta giù una denuncia contro ignoti per avvelenamento di cani e gatti indirizzandola ai carabinieri cittadini e alla procura della Repubblica di Catanzaro. L’obiettivo è uno solo. <<Coloro i quali – chiede il presidente nella querela – risulteranno responsabili devono essere perseguiti penalmente>>.

 Quello che ha visto e trovato lo racconta nelle premesse. <<In data 15 maggio 2014 –racconta alle autorità Simona Gigliotti – in via Nazionale Località Pietre, del Comune di Chiaravalle Centrale, ho notato carcasse di animali morti, dei quali l’associazione se ne occupava direttamente e in prima persona. La causa di tale morte si associa all’assunzione di bocconi avvelenati da parte di persone a noi ignote. Faccio presente che anche in data 16 maggio 2014 un altro cane è stata vittima di tale brutalità>>.

 E poi giù con l’elenco delle norme penali a tutela degli animali. Perché se qualcuno ancora non lo avesse percepito, uccidere un animale è reato punito e perseguito dalla legge.  Qualunque tipo di animale. Anche i volatili. Quelli di affezione e i randagi.

 Su tutti vogliamo ricordare l’articolo 544 bis del codice penale. Introdotto con la Legge 189 del 2004. <<Chiunque – si legge nella norma – per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da tre mesi a diciotto mesi>>. Reclusione e non ammenda. Carcere e non pena pecuniaria. Applicabili a “chiunque” uccide un animale. Non solo al padrone, a testimoniare l’alta percezione del reato da parte dello Stato e della società. Una percezione “ampia”. Molto ampia.

 Basta pensare a una recente sentenza del tribunale penale de L’Aquila che ha inflitto due mesi di reclusione a un dirigente veterinario Asl, per avere ordinato la soppressione per futili motivi di nove cuccioli di cane, e a un suo funzionario per averla materialmente eseguita. <<Con la nuova Legge – argomentano i giudici abruzzesi nelle motivazioni della sentenza – si prende atto della natura di essere vivente dell’animale in grado di percepire sofferenze non solo di carattere fisico>>. Noi ve lo abbiamo detto.

 

 

 

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