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“CHIAMATA DELLA MADONNA”, TORCE E “CUNFRUNTA”: A STALETTÌ IL VIRUS CANCELLA LE TRADIZIONI MA LA FEDE NE ESCE FORTIFICATA


Rimane l’amarezza perché memorie significano riconoscimenti dei segni della nostra fede archetipi tramandati geneticamente che vivono nella nostra mente

di  Salvatore CONDITO

STALETTÌ (CZ) –  31 MARZO 2021 – L’inizio della settimana santa porta ogni cristiano, tempo di attesa ‘passaggio’ dalla vita alla morte un periodo di riflessione meditazione sugli ultimi momenti di vita di Gesù il Nazareno.

La comunità si appresta a vivere i ‘segni’ della fede attraverso i momenti più salienti che si identificano nel triduo pasquale, purtroppo causa Covid i riti che incarnano le tradizioni devono adeguarsi alle norme ministeriali.

Un programma vario e diversificato, che tiene conto che nel territorio sono dislocate diverse strutture la Parrocchia il Convento del patrono San Gregorio Taumaturgo, la Comunità dei Piccoli Missionari di casa Nazareth.

Il parroco don Rosario Greto ha elaborato un programma che prevede in questi giorni la visita agli ammalati come momento di conforto e presenza, poi il giovedì santo la messa in “CoenaDomuni”, venerdì santo lettura del passio e adorazione croce, con orario alle ore diciassette e trenta.

Sabato la solenne veglia alle ore diciannove, mentre il giorno di pasqua la santa messa sarà celebrata alle ore dieci e trenta, vengono eliminate per il distanziamento la tradizionale “Chiamata della madonna del Venerdì santo, una celebrazione dalle radici antiche con la processione dell’Addolorata la Naca del Cristo morto con la banda che suonava a lutto.

Caratteristiche di questa processione erano le ‘torce ’preparate dai ragazzi che nei giorni antecedenti si recavano in terreni incolti a raccogliere lunghi steli che poi venivano accartocciati per formare delle vere e proprie torce, che lungo la processione venivano servivano ad illuminare e precedere la processione.

La vera attesa era “Acunfrunta” che si svolgeva lungo il viale san Gregorio i sei viaggi di San Giovanni che annunciava a Maria che il Cristo era risorto, poi in una corsa si ‘svelava’ l’abito di lutto della madonna ed in un tripudio di fuochi suono delle campane si annunciava la resurrezione.

Oggi tutto questo per le disposizioni ministeriali è stato eliminato, rimane un’amarezza perché tradizioni significano riconoscimenti dei segni della nostra fede archetipi tramandati geneticamente che vivono nella nostra mente.

Ora viviamo un periodo di silenzio attesa, ma forse più profondo di vivificazione della parola dei comportamenti che indubbiamente devono portare ad una rinascita del ‘essere un nuovo umanesimo un nuovo uomo scevro e libero di ogni condizionamento rituale.

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