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CERCASI “NORMALITÀ” IN QUESTA CALABRIA


Solo un esercito di “zappatori” decisi, garantisti e trasparenti, possono far produrla  eliminando così  quella cappa inquinante indegna e opprimente che da diverso tempo ci minaccia e ci regala inciviltà, illegalità e non fiducia verso istituzioni di ogni ordine, grado e settore

di Gianpiero TAVERNITI 

PRESERRE (CZ) –  24 AGOSTO 2020 –  Non volendo in alcun modo, voler paragonare le varie fasce sociali a nessun elemento di rifiuto solido urbano, ma solo voler cominciare a capire e analizzare, se la cosi richiesta rivoluzione cultural-popolare di cui oggi l’Italia ha bisogno, sia collegata a una sorta di raccolta “differenziata” sociale che dovrebbe colpire tutte le fasce, tutte quelle persone che esercitano una funzione pubblica al servizio dello stato e degli enti territoriali locali che nella penisola operano e non sempre per il bene della collettività.

Un discorso complesso, un ‘analisi obbligatoria se si vuole salire su quella “piattaforma civile e sociale” che dovrebbe aiutare a salvare la comunità tutta e non solo la propria persona. Perché in questa fase, questa analisi?

Perché oggi più che mai nel post emergenza Covid, sempre in una condizione di  rischio, calcolando che in quest’estate sono aumentati i contagi, parallelamente all’aumento dei tamponi, bisogna capire, lavorare e attivarsi affinché non ci siano più lockdown di sorta, perché ognuno di noi dovrà lottare a rispettare le regole, cercando di conquistare la normalità di un tempo, giusto la normalità, quella normalità che dovrebbero anche garantire i giudici con la loro garanzia di essere sempre terzi in ogni processo, quella normalità che devono garantire tutte le forze dell’ordine, nell’espletamento della loro delicata funzione, evitando di gettare fango su una realtà nobile secolare sempre vicina alla gente e senza mai tradire, la normalità che dovrebbero  garantire i politici nella loro funzione e nel loro incarico che i cittadini hanno voluto relegargli con la fiducia, normalità di tutti i dipendenti pubblici nell’espletare la loro funzione, al pari dei quadri dirigenziali che dovranno essere indipendenti e slegati da ogni possibile interesse personale, cercando quella normale funzione di dirigere davvero, organizzare e programmare il lavoro alla scala gerarchica dei dipendenti dell’ente di appartenenza.

Giusto , normalità, anche negli uomini di fede, nei preti, nella chiesa che dovrà essere capace di attirare i credenti, nella vera profondità della spiritualità della fede, rimanendo sempre punti di riferimento per tutti e non per pochi nelle varie comunità.

Giusto , normalità chi e’perfetto, scagli la prima pietra, sarebbe il giusto motto stravolto di dire, di sicuro pietre non ne arriverebbero, visto che la perfezione non esiste, ma la normalità  si, dove si può sbagliare in buona fede, ma con la giusta responsabilità del dopo nel voler ripagare all’errore commesso, giusto ripagare , perché non si può sbagliare arrecando danno e stravolgendo la vita degli altri , senza che nessuno paghi in questa Italia.

Normalità nella quotidianità dell’essere immersi nella legalità, nella meritocrazia , nel voler vivere senza chiedere a nessuno, l’esecutività dei propri diritti, allo stesso modo che quel diritto è per pochi e non per tutti, non è normale chiedere un favore per curarsi in un ospedale pubblico, dove i cittadini pagano le tasse che vengono dirottate nel sistema nazionale sanitario e ogni regione ha il diritto e il dovere di attingerne e di investire al mondo, per ottenere un livello assistenziale dignitoso, affinchè  tutti i pazienti possano curarsi vicini ai loro cari e nella loro terra.

Giusto si, questa è normalità. Potremmo parlarne per qualche giorno, ma in tutti i rami della società ci sono germogli malati, germogli che non producono per “l’albero  Italia” , li troviamo dappertutto , nessuno può optare e dire il contrario, i fattacci recenti e anche datati ci hanno ormai assuefatto di porcherie che della costituzione e di uno stato fondato sul diritto civile e democratico, se ne fregano altamente, anzi l’ hanno imbrattata di melma, di spazzatura che oltre che differenziare dalla parte buona della comunità, bisogna anche isolare e depurare con i mezzi garantisti e civili di uno stato forte che dovrebbe avere ed applicare verso chi è nocivo alla produzione dell’albero tricolore, che oggi si trova piantato in un appezzamento controllato da zone grigie, da maiali che vogliono nutrirsi sul sudore degli altri e che vedendo una giustizia lenta, macchinosa, senza mezzi e spesso con rami morti, certa garanzia dove poter sguazzare sapendo che non pagheranno mai i danni che faranno ai figli di tutte quelle persone oneste che in questo paese vorrebbero una vita normale.

Guardiamoci allo specchio, nessuno è perfetto , lo abbiamo capito altrimenti la situazione sarebbe ben diversa, ma di certo dobbiamo cercare, volere e pretendere che la differenziata degli agenti nocivi al vegetale Italia bisogna farla, al pari della potatura dei rami secchi, deviati e grigi che non hanno nessuna funzione e nessuna forza produttiva verso il sistema, quindi non rimane che alzarsi zappare assieme ed aiutare l’Italia, denunciando ogni sopruso, ogni violazione di legge e ogni illegalità che nella quotidianità ognuno di noi può incontrare, perché solo un esercito di “zappatori” decisi, garantisti e trasparenti, possono far produrre la normalità che quella pianta secolare chiamata ITALIA ha bisogno, per produrre frutti a tutti e per regalarci ossigeno eliminando così  quella cappa inquinante indegna e opprimente che da diverso tempo ci minaccia e ci regala inciviltà, illegalità e non fiducia verso istituzioni di ogni ordine, grado e settore.  

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