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CENTENARIO NASCITA GIANNI BRERA, IL RICORDO DI POSTE ITALIANE


 Riceviamo e pubblichiamo:

 PRESERRE (CZ) –  9 SETTEMBRE 2019 –  Poste Italiane comunica che ieri 8 settembre 2019 viene emesso dal Ministero dello Sviluppo Economico un francobollo ordinario appartenente alla serie tematica “lo Sport” dedicato a Gianni Brera, nel centenario della nascita, relativo al valore della tariffa B pari a 1,10 euro.  

Tiratura: ottocentomila  esemplari. Foglio da quarantacinque esemplari.      Il francobollo è stampato dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato S.p.A., in rotocalcografia, su carta bianca, patinata neutra, autoadesiva, non fluorescente.

Bozzetto a cura  di Fabio Abbati.

La vignetta raffigura, in primo piano a sinistra, un ritratto di Gianno Brera con la sua macchina da scrivere; sullo sfondo sono ripetute a tappeto una serie di righe orizzontali tra le quali si incastonano le icone rappresentative del ciclismo, del calcio e dell’atletica leggera, sport di cui Brera era particolarmente appassionato.

Completano il francobollo la leggenda “GIANNI BRERA”, le date “1919 1960”, la scritta “ITALIA” e l’indicazione tariffaria “B”.

L’annullo primo giorno di emissione sarà disponibile presso il servizio temporaneo allestito al Palazzo Comunale, via Marconi 9, San Zenone Po, (PV).

Il francobollo ed i prodotti filatelici correlati, cartoline, tessere e bollettini illustrativi, possono essere acquistati presso gli Uffici Postali con sportello filatelico, gli “Spazio Filatelia” di Firenze, Genova, Milano, Napoli, Roma, Roma 1, Torino, Trieste, Venezia, Verona e sul sito poste.it.

Per l’occasione è stato realizzato anche un folder in formato A4 a due ante contenente il francobollo, una cartolina annullata ed affrancata e  una busta primo giorno di emissione, al costo di 12 euro.

POSTE ITALIANE

Testo bollettino

 I comici riescono a dire la verità con una battuta: al GIOAN  si permetteva tutto perché chi lo conosceva sapeva bene che qualsiasi durezza da parte sua veniva dalla benevolenza e dalla pietà (un tipo di pietas verso il genere umano, non verso gli dei).

Per questo, a volte sembrava persino non rendersi conto della ruvidezza delle sue parole.

Paradossalmente, proprio perché viveva di parole, sapeva che possono esprimere fino a un certo punto, e che sono l’apparenza del vero Vero. Era come se dicesse al tempo stesso: io sono un maestro delle parole, ma non devi offenderti per le mie parole.

Poiché “non credeva ai miracoli ma li sapeva fare”, in fin dei conti è stato capito, credo.

Per questo certe sue posizioni venivano così facilmente fraintese o prese per il verso sbagliato.

L’invidia serve a spingerci a migliorare nell’emulazione dei migliori. Siamo al mondo per servire gli altri attraverso il nostro lavoro.

Viverci insieme era molto difficile, come è difficile vivere con le persone di successo.

Ha delegato la nostra educazione quando eravamo piccoli. Elgh’era no, e basta.

Da giovane diceva che ci sono due tipi di padri: quelli che stanno con i figli e non lavorano per il loro benessere e quelli che lavorano e non stanno con loro.

Quando arrivava tutti si preparavano a sentirne delle belle e a sorridere. Era un grande uomo di spettacolo. Era laureato e colto, ha letto un libro per notte per decine d’anni, ricordava la data del matrimonio di Teodolinda ma voleva occuparsi di sport per conto di chi incontrava al bar. E ha insegnato che non c’è solo chi vuole educare il popolo per sfruttarlo e chi lo vuole sfruttare per educarlo.

Lui era un socialista libertario, pubblicamente laico, ateo e persino irriverente. Diceva, rifacendosi per comodità al vescovo di Canterbury, che “non c’è nulla di più stupido che parlare di religione”. 

Però, anche se mio padre evitava le chiese, a modo suo santificava le feste: “Oggi si è celebrata la …esima di campionato”, ha scritto tutte le domeniche per decine d’anni. Aveva una concezione sacrale del suo lavoro, dell’amicizia, del cibo e del vino.

E come contraltare, un grande pudore verso la religiosità. 

Il giorno del suo funerale disse il TG2:” E’ morto come un ragazzino all’uscita dalla discoteca”.

E’ vero, le pacciade erano il solo autentico lusso della sua vita.

E’ morto come voleva, in uno schianto, così non sapremo mai se da ultimo ha detto “Gesù” o “Cristo”.           

Franco Brera

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