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PRIMO PIANO – CATANZARO (CZ) – Diga sul fiume Melito, una questione sempre più “italica”


Grazioso Manno

Grazioso Manno

E’ finita sulle pagine del quotidiano nazionale “Il Messaggero” l’iniziativa con cui il presidente del consorzio di bonifica Ionio Catanzarese Grazioso Manno e altri 51 sindaci hanno chiesto al premier Matteo Renzi di inserire la Diga nel decreto “Sblocca Italia”

di Franco Polito

CATANZARO (CZ) – 11 APRILE 2014 – E’ sempre stato un caso di “portata nazionale”. Ma la vicenda del completamento della diga sul fiume Melito, che per via delle tante vicissitudini che la stanno caratterizzando il presidente del consorzio di bonifica “Ionio Catanzarese” Grazioso Manno ha tramutato in una battaglia di civiltà e di legalità, è sempre più questione “italica a tutto tondo”.

L’argomento è anche finito in un recente articolo del quotidiano romano a diffusione nazionale “Il Messaggero”. Il pezzo è un rapido excursus, da Nord a Sud, sulle opere segnalate dai sindaci e da altri rappresentanti istituzionali al presidente del Consiglio  Matteo Renzi per essere inserite nel decreto “Sblocca Italia” che dovrebbe essere approvato a breve.

 Tra le tante opere in attesa di ultimazione o per le quali si chiede lo sblocco dei finanziamenti e delle risorse c’è anche la diga sul fiume Melito. L’articolo fa riferimento all’iniziativa assunta da Manno assieme al sindaco di Catanzaro Sergio Abramo e ad altri 51 sindaci comprensoriali per chiedere al capo del Governo di includere l’invaso di Gimigliano nel pacchetto di misure del decreto “Sblocca Italia”.

 Una lettera recante “un esercito” di firme. Tante, tantissime firme per ribadire l’idea che la via della sviluppo da queste parti è ancora possibile. Tante sottoscrizioni per non far morire la speranza di chi, ancora, crede nel riscatto socio – economico della Calabria anche e soprattutto attraverso le infrastrutture.

E la diga sul fiume Melito è opera destinata a fornire acqua a mezza regione, a dare lavoro a un bel po’ di gente e a rilanciare le sorti dell’agricoltura. Un’opera per il territorio e per la gente. Non certo per le istituzioni.

Tante, tantissime firme indirizzate al premier Renzi. Non un solo nome. Tanti nominativi, una sola idea: “la diga s’ha da fare”.

 

 

 

 

 

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