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CATANZARO – “Costruire speranza” partendo dai beni confiscati

Un bene confiscato: la lotta alla 'ndrangheta riparte da qui [1]

Un bene confiscato: la lotta alla ‘ndrangheta riparte da qui

Prosegue all’università Magna Graecia il seminario sui beni sottratti alla ‘ndrangheta come inizio, e non solo, della sua sconfitta

Articolo di Gianni ROMANO (Il Quotidiano del Sud)

MONTEPAONE (CZ) – 6 APRILE 2015 – Si continua a spron battuto nello svolgimento del seminario denominato “Dal bene confiscato al bene comune”, promosso da una foltissima rete di associazioni, che si sono prodigate nello sviluppo del progetto “Costruire speranza”, sempre più progredito con l’accrescere degli eventi e delle manifestazioni, degli ultimi periodi.

L’incontro ha avuto luogo nei locali dell’Università Magna Graecia, con un grande e nutrito tavolo dei relatori. Si è dato inizio al corso con un saluto della Prof. Donatella Monteverdi, ordinaria di Diritto Romano della stessa facoltà catanzarese, la quale ha evocato insieme all’ abile moderatrice della giornata, Marilisa del Giudice, una scritta che campeggiava su di un immobile confiscato alla camorra, in cui si esaltava il trionfo delle dee giustizia e legalità sulla organizzazione mafiosa campana, sperando che questo inno possa avere fattezza sempre più viva nella nostra regione.

Ha preso successivamente la parola Umberto Ferrari, membro di Libera nazionale e della medesima associazione nel territorio crotonese. Il suo intervento ha preso origine dai progetti Libera Terra e terre joniche, al cui interno prende corpo una dispendiosa, ma altrettanto commendevole opera di amministrazione di oltre cento ettari di terra confiscati, tempo addietro al clan Arena di Isola Capo Rizzuto. Dal canto suo, impervia è l’attività di Libera in Calabria, per via talvolta di una certa diffidenza da parte di un certo strato di società, pur riconoscendo contestualmente che, negli ultimi tempi molto più palese e tangibile è l’impegno e, la forza ed il desiderio nel mettersi in gioco, in particolar modo da parte di una fascia di età molto giovane, anche di calabresi di ritorno da una importante esperienza di lavoro o di studio, in altre regioni d’Italia.

Come appunto nel caso specifico della dott.ssa Raffaella Conci, responsabile di Terre Joniche, bene come detto, confiscato alla ‘ndrangheta, nella cui realtà impresaria, sono impegnati prevalentemente giovani fino a quel momento disoccupati. La stessa Conci, ha posto al centro del suo discorso la sua inesauribile volontà di tornare nella sua terra natia, per scacciare un potenziale suo scrupolo di non aver provato, nel proprio piccolo, a cambiare il corso di taluni eventi negativi.

Ferrari, inoltre, ha elaborato una disamina dei punti di criticità del lungo ed estenuante iter che connatura la figura giuridica della confisca a partire, dalle lungaggini processuali, la carenze finanziare ed umane rintracciabili all’interno dell’Agenzia nazionale della gestione dei beni confiscati alla mafia, oltre che una superficialità esibita dagli amministratori degli stessi. Solo settanta realtà hanno in affido circa centosessanta beni, sui milleseicento totali presenti in Calabria.

Hanno chiuso i lavori Tripodi, esponente dell’Ordine di Malta Cisom di Soverato e il dott. Commercialista Gregorio Nanci, con interventi votati alla sensibilizzazione collettiva, per non lasciar sole le associazioni impegnate nel settore, ciascuno portando all’attenzione le interessanti esperienze di vita e lavorative. Il tutto con la bella cornice della partecipazione numerosa e attenta dei presenti accorsi.

Ora l’appuntamento è all’ultima lezione, prevista per giorno 13 di Aprile, sempre all’Università di Catanzaro.