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CARO VECCHIO DIARIO, CUSTODE DEL TEMPO


Continuiamo nonostante la modernità ad affidare le nostre emozioni ad una pagina bianca e all’inchiostro di una penna la possibilità di imprimerle su carta, considerandola una confidente, la migliore che ci potesse capitare

di Rossella NASSO

PRESERRE (CZ) –  24 MARZO 2021 –  C’è stato un tempo in cui per la maggior parte dei ragazzi era importantissimo possedere un diario, diario di scuola o il famoso diario segreto con chiave e lucchetto.

 Il diario, un metodo efficace per conoscere meglio se stessi dando un senso alle proprie esperienze, dove scrivere significava riflettere sulle idee, gli avvenimenti della giornata. Non pensare, ma riflettere. Un’attività più profonda concedendo ai pensieri particolare attenzione.

Chi non ha provato delle emozioni strane, spiacevoli, portandosele per lungo tempo senza avere il tempo di elaborarle? Quando invece si decideva di imprimerle su carta le si affrontava dandogli un senso, chiarendo ciò che si provava.

Spesso non si arrivava a nulla, ma tentare di dargli un senso attraverso la scrittura risultava un momento intimo e chiarificatore. Da sempre, il diario ha permesso di dare sfogo alle emozioni con autenticità consentendo di accogliere le situazioni vissute a caldo per poi filtrarne le reazioni.

Esso come un amico,  che come un confidente conserva la memoria dei sentimenti annotati, diventa dunque la stanza dove rifugiarsi in tutta intimità, mettendosi a nudo senza esser giudicati ed esplorando un giorno attraverso la rilettura ciò che si è stati e diventati.

Avere la fortuna di averli conservati in un angolo di casa e riprenderli in mano consente di viaggiare a ritroso dentro noi stessi risvegliando attraverso una parola o un biglietto la nostra emozione o la nostra memoria quando la si è vissuta.

In un diario trovi di tutto, dalle confidenze ai bigliettini fatti e ricevuti, foto di primi amori, di amici vissuti, amici trovati persi e mantenuti, in una parola la Vita, quella che ci ha reso tristi e felicissimi degli attimi goduti.

Oggi a differenza di allora si usa il cellulare come amico inseparabile. Per certi versi più utile, più tecnologico, ma tanto veloce da non lasciare quasi il tempo di assaporare il senso di un messaggio scritto. Archivia tutto certo, ma l’emozione di una pagina scritta di proprio pugno che ti passa frale dita non la si avverte, come non si sente il profumo delle pagine ormai ingiallite dal tempo, ma mai nel cuore.

Continuiamo nonostante la modernità ad affidare le nostre emozioni ad una pagina bianca e all’inchiostro di una penna la possibilità di imprimerle su carta, considerandola una confidente, la migliore che ci potesse capitare.

Scrivere, diventa dunque terapeutico, aiuta a tenere i pensieri in ordine e quando essi sono negativi riporli in un cassetto. Il tempo ne lederà le ferite e il diario sarà un custode attento e discreto.

Difendiamo le emozioni provate anche dovessero far male rispolverarle, esse sono una traccia di noi che la memoria può scordare, l’inchiostro di una penna no.

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