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CARDINALE (CZ) – Volevano catturare cinghiali, “in trappola” ci finiscono loro


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Due presunti bracconieri in località “Montello” avrebbero predisposto una gabbia per intrappolare, e probabilmente, uccidere illegalmente le prede. Scoperti dai carabinieri

di Franco Polito

CARDINALE (CZ) – 11 LUGLIO 2014 – Avrebbero ideato, costruito e fatto funzionare una gabbia per catturare e uccidere dei cinghiali. Solo che “nella rete” dei carabinieri, con tanto di denuncia all’autorità giudiziaria, sono finiti due presunti bracconieri. Un meccanismo tanto semplice quanto efficace quello architetto dai due in un periodo, tra l’altro, in cui la caccia è chiusa.

In contiguità con un casolare avrebbero messo in piedi una robusta rete metallica sostenuta da alcuni pali in legno e camuffata con foglie e arbusti. Per attirare le prede avrebbero disseminato l’interno della trappola e lo spazio circostante con delle esche a base di granturco, frutta secca e nocciole fresche. In pratica il cibo di cui si nutrono e sono ghiotti i cinghiali. Che una volta dentro la gabbia venivano definitivamente intrappolati grazie ad una lunga corda fatta azionare dall’interno di una legnaia poco distante.

La fune era collegata con l’apertura della gabbia. Una volta dentro l’animale, sarebbe bastato un piccolo strattone della corda per fare scattare il meccanismo di chiusura. Poi, probabilmente, sarebbe avvenuto il triste rito dell’uccisione con un fucile da caccia o altre armi da fuoco.

Era da un po’ di tempo che i carabinieri di Cardinale sentivano dei colpi di arma da fuoco provenire, soprattutto nelle ore notturne, sempre dalla stessa zona. Ovvero un anfratto inaccessibile di località “Montello”, isolato e difficile da raggiungere. L’altro ieri la decisione di effettuare l’ennesimo controllo nell’ambito dell’attività messa in piedi in questi giorni per contrastare il fenomeno della caccia abusiva. Durante l’ispezione i militari hanno scoperto la trappola e, nascosti nella legnaia, i due bracconieri probabilmente in attesa della preda e pronti a tirare la fune. I due uomini sono stati denunciati.

Non solo contrasto al bracconaggio e alla caccia illegale, però. L’attività di controllo dei militari è diretta anche a scoraggiare l’uso improprio e illegale delle armi. Soprattutto la “pratica” messa in atto da alcuni padri di famiglia in possesso di regolare porto d’armi. Nella giorno della battuta di caccia sono soliti farsi accompagnare dai figli ai quali, a turno, fanno adoperare l’arma giustificando l’utilizzo con la propria licenza all’uso. Che, invece, è strettamente personale.

Come fanno sapere dalla Compagnia dei carabinieri di Soverato, diretta dal capitano Saverio Sica, il meccanismo non funziona così. Funziona nel senso che ogni utilizzatore di un’arma deve esibire la propria autorizzazione. Qualcuno, evidentemente, non lo sa. Oppure, pur sapendolo, se ne infischia delle regole. Con gravi conseguenze penali.

 

 

 

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