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BLITZ CONTRO LA COSCA GALLACE DI GUARDAVALLE, ARRESTI TRA LA CALABRIA E LA TOSCANA (AGGIORNATO CON I NOMI)


I dettagli dell’operazione in una conferenza stampa alle ore 10.30

di REDAZIONE 

GUARDAVALLE (CZ) –  15 APRILE 2021 –  Dalle prime luci dell’alba oltre 150 finanzieri del Comando Provinciale di Catanzaro e dello Scico di Roma, coordinati dalla Procura distrettuale antimafia di Catanzaro Catanzaro guidata da Nicola Gratteri, hanno dato esecuzione alla ordinanza di misura cautelare custodiale emessa dal GIP su richiesta del sostituto procuratore Debora Rizza e dell’aggiunto Vincenzo Capomolla, nei confronti di esponenti di una organizzazione transnazionale dedita al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, riconducibile alla cosca Gallace di Guardavalle, operante nel basso Ionio catanzarese.

Sono state eseguite le misure cautelari di custodia cautelari nei confronti di 20 soggetti, gravemente indiziati a vario titolo, di associazione dedita al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, commercio di sostanze stupefacenti e detenzione abusiva di arma da fuoco.

Altri arresti e perquisizioni sono eseguiti contestualmente in Toscana, nell’ambito di una indagine parallela coordinata dalla Dda di Firenze su un’articolazione dell’organizzazione nel Livornese.

I dettagli dell’operazione saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che si terrà alle ore 10.30, presso il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Catanzaro, in Piazza Marconi, 1, alla presenza del Procuratore della Repubblica Nicola Gratteri, del Procuratore Aggiunto Vincenzo Capomolla e dei vertici regionali e dello S.C.I.C.O. della Guardia di Finanza.

Custodia cautelare in carcere:

Agazio Andreacchio, 44 anni di Guardavalle
Giuseppe Bava, 44 anni di Guardavalle
Nicola Chiefari, 48 anni di Guardavalle
Leonardo Ferro, 36 anni di Reggio Calabria
Emanuele Fonti, 61 anni di Messina
Angelo Gagliardi, 26 anni di Soverato
Francesco Galati, 44 anni di Catanzaro
Bruno Gallace, 49 anni di Guardavalle
Cosimo Damiano Gallace, 60 anni di Guardavalle
Nicola Guido, 35 anni di Catanzaro
Mario Palamara, 52 anni di Melito Porto Salvo
Benito Andrea Riitano, 28 anni di Soverato
Francesco Riitano, 41 anni di Guardavalle
Paolo Riitano, 45 anni di Catanzaro
Agazio Andrea Samà, 47 anni di Guardavalle
Francesco Taverniti, 47 anni di Guardavalle
Domenico Vitale, 52 anni di Guardavalle
Domenico Vitale, 45 anni di Guardavalle
Giuseppe Vitale, 44 anni di Catanzaro

Custodia cautelare ai domiciliari
Gianluca Tassone, 42 anni di Vibo Valentia

Le importazioni di cocaina dal Sud America

L’operazione denominata “Molo 13” rappresenta l’epilogo di una complessa attività investigativa condotta dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria/G.I.C.O. della Guardia di Finanza di Catanzaro e dallo S.C.I.C.O. della Guardia di Finanza di Roma con il coordinamento della Procura.

La misura cautelare, disposta dal G.I.P. di Catanzaro nei confronti di 20 soggetti (di cui diciannove in carcere e uno agli arresti domiciliari), è stata eseguita tra Calabria, Sicilia, Puglia, Lazio, Toscana, Liguria, Piemonte e Lombardia. L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, ha evidenziato un grave quadro indiziario a carico di esponenti di spicco della cosca di ‘ndrangheta radicata sul territorio di Guardavalle, e riconducibile alla famiglia Gallace, che avevano messo in atto una ramificata organizzazione criminale transazionale con lo scopo di agevolare l’associazione di stampo ‘ndranghetistico, caratterizzata da marcati profili operativi internazionali, capace di pianificare ingenti importazioni di cocaina dal Sud America (Colombia, ma anche Brasile) e di “piazzarla” in Europa (Spagna, Olanda, Inghilterra e Slovenia), Nuova Zelanda e Australia.

Nell’ambito dell’operazione odierna è emerso il ruolo verticistico assunto da uno degli esponenti di vertice del sodalizio di ‘ndrangheta, conosciuto come cosca Gallace che, nel corso degli ultimi decenni, si è trasformata in una vera e propria impresa criminale attraverso numerose attività illecite, che hanno consentito di accrescere la potenza militare ed economica e di acquisire un controllo sempre più penetrante del territorio della fascia ionica a cavallo delle province di Catanzaro e Reggio Calabria, con diramazioni nell’hinterland laziale, toscano e lombardo.

Ramificazioni anche in Toscana

In considerazione della forte penetrazione della cosca Gallace nelle suddette regioni italiane, in particolare in Toscana, si è proceduto alla proficua attività di coordinamento tra la Procura Distrettuale di Catanzaro e quella di Firenze volta a intervenire simultaneamente nei confronti di tutti i componenti gravitanti nel contesto della cosca Gallace insistenti nei territori di interesse.

Le indagini, che si sono avvalse del contributo di alcuni collaboratori di giustizia, hanno consentito di inquadrare la rilevanza criminale del sodalizio nel traffico internazionale di stupefacenti, evidenziandone la capacità di interfacciarsi direttamente con i fornitori sudamericani per l’acquisto di notevoli quantitativi di droga. È emerso il sistematico utilizzo, per il traffico illecito, di metodi di comunicazione non convenzionali, con dispositivi elettronici, associati a sim straniere, che si avvalevano di tecniche di messaggistica criptata tra “account” e “domini” associati a un server sito in San José (Costarica).

A tale proposito, a seguito del sequestro da parte delle Autorità olandesi di dati criptati con tecnologia non convenzionale, denominata PGP, estrapolati proprio da tale server, con la preziosa collaborazione del rappresentante Italiano presso Eurojust, è stato possibile utilizzare un numero formidabile di messaggi di posta elettronica, prevalentemente in lingua italiana, trasmessi da dispositivi BlackBerry, con la crittografia PGP.

Con la decriptazione di tale messaggistica, da parte dello S.C.I.C.O. e del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Catanzaro della Guardia di Finanza, è stato possibile trarre significative indicazioni sul modus operandi dell’organizzazione, identificare i sodali e ricostruire numerosi episodi di commercio e importazione di sostanze stupefacenti, tra i quali l’importazione di una fornitura di oltre 150 chilogrammi di cocaina sequestrata nel maggio 2017 presso il porto di Livorno, e per la quale, le chat scambiate tra i soggetti coinvolti, consentiva di rilevare che era stato commissionato l’acquisto di circa 200 kg di cocaina dalla Colombia, trasportato all’interno di un container a bordo di una motonave partita dal porto di Cartaghena (Colombia), il cui recupero, programmato inizialmente a Barcellona (Spagna), veniva tentato, con esito negativo, presso Livorno.

La droga complessivamente sequestrata, una volta lavorata ed immessa in commercio, avrebbe fruttato all’organizzazione oltre 3,5 milioni di euro sulle piazze di spaccio.

Contatti diretti con i narcotrafficanti colombiani

Le indagini delegate alla Guardia di Finanza hanno consentito di identificare tutti i soggetti coinvolti, ognuno con un ruolo ben preciso, e quindi i relativi approfondimenti hanno accertato come gli esponenti della cosca Gallace gestissero un’articolata struttura associativa dedita al traffico internazionale di cocaina, e a conferma della operatività transazionale dell’organizzazione sono emersi, nel corso dell’attività investigativa, contatti diretti con i narcotrafficanti colombiani per il reperimento di grossi quantitativi di cocaina (dell’ordine di oltre 1200 chili), nonché la capacità della stessa cosca di distribuire la cocaina in Australia, Nuova Zelanda, Turchia, Regno Unito e Slovenia.

Le contestuali indagini patrimoniali, sempre delegate al Nucleo PEF/G.I.C.O. di Catanzaro e allo SCICO di Roma, hanno consentito, come detto, anche l’emissione di un sequestro preventivo d’urgenza di beni, per un valore complessivo stimato in oltre 4 milioni di euro, costituito da ville, fabbricati, società e relativi complessi aziendali, automezzi e numerosi rapporti bancari e finanziari.

In particolare, attraverso articolate investigazioni economico-patrimoniali si è proceduto a verificare, per ciascun soggetto, la presenza di sproporzione tra i redditi dichiarati e le possidenze intestate procedendo, al fine di scongiurare la dispersione dei patrimoni, al sequestro d’urgenza dei beni non giustificati.

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