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BADOLATO (CZ) – In scena “Teresa. Un pranzo di famiglia”

"Teresa" in primo piano [1]
“Teresa” in primo piano

“Teresa” è l’ultima produzione della Compagnia Teatro del Carro – Pino Michienzi realizzata nell’ambito della attività triennale della Residenza teatrale MigraMenti di Badolato

Fonte: articolo e foto di Gianni Romano (Il Quotidiano del Sud) 

BADOLATO (CZ) – 30 NOVEMBRE 2014 – Ieri sera, alle ore 21.15 al Teatro Comunale di Badolato è andata in scena la  “prima” di “Teresa. Un pranzo di famiglia”,  uno spettacolo di teatro civile scritto da Francesca Chirico, da una idea di Franco Marzocchi, interpretato da AnnaMaria De Luca e diretto da Luca Maria Michienzi.

“Teresa” è l’ultima produzione della Compagnia Teatro del Carro – Pino Michienzi realizzata nell’ambito della attività triennale della Residenza teatrale MigraMenti di Badolato. Con questa produzione si chiude infatti una lunga esperienza di lavoro fatta di passione, impegno, soddisfazioni ma anche di fatica e sacrifici che, però, ha dato vita ad una realtà che è diventata un vero e proprio punto di riferimento culturale per il territorio.

Ricostruire da dentro l’anima di una madre ‘criminale’: questa la sfida che Franco Marzocchi ha proposto a Francesca Chirico, autrice del libro inchiesta “Io parlo – Donne ribelli in terra di ‘ndrangheta”, autrice del testo dello spettacolo “Teresa. Un pranzo di famiglia”, interpretato daAnnaMaria De Luca, diretto da Luca Maria Michienzi, in scena sabato 29  novembre (ore 21,15) alTeatro Comunale di Badolato, nell’ambito del progetto di Residenza Teatrale MigraMenti sostenuto con fondi europei dalla Regione Calabria. Un progetto che in questi anni ha svolto un ruolo importante e pionieristico nel territorio. 

Teresa ama l’esattezza dei numeri e odia la libertà delle parole. Sognava di fare la parrucchiera ma le hanno insegnato a “parlare quando piscia il gallo”, che la famiglia è una cosa grande e che chi la disonora sparisce. Crescendo non ha mai tradito la lezione. Sposa senza amore, vedova assetata di vendetta, madre consigliera, Teresa ogni giorno apparecchia un posto a tavola anche per chi non c’è, per il marito ammazzato, per il figlio arrestato. Sacerdotessa solitaria di un rito messo in crisi, con tutti i suoi disvalori, dalla scelta di libertà della figlia Angela diventata testimone di giustizia per sfuggire ad un mondo di violenza, silenzio ed infelicità. Lacerata dalla decisione di Angela, Teresa ripercorre in scena la propria vita, ricomponendo, storia dopo storia, nome dopo nome, il cupo affresco di una famiglia. 

“Riflettendo su fenomeni oscuri come la sopraffazione, la corruzione, la pratica criminale sempre più diffusa (ma anche la guerra, lo scontro fra religioni e fra etnie, lo sfruttamento e l’umiliazione di una parte dell’umanità sopra l’altra parte) mi convinco, ogni giorno di più, che per tutti noi (figli di una cultura democratica e razionale) sia assolutamente indispensabile ed urgente fare seriamente, e fino in fondo, i conti con gli aspetti irrazionali, ancestrali, “antichi” dell’animo umano”. 

Una sfida per chi non aveva mai pensato sinora di scrivere un testo per il teatro – scrive Franco Marzocchi – a cui ho chiesto di pensare ad una interprete precisa: AnnaMaria De Luca. Sapevo, dentro di me e istintivamente, che solo Francesca avrebbe potuto “creare” questa madre e solo AnnaMaria interpretarla.Il testo è cresciuto e si è definito, durante i mesi passati, grazie ad un continuo confronto. Una sfida quasi “paradossale” per un’autrice, Francesca Chirico, che ha raccontato, con precisione e partecipazione, quelle donne che in Calabria hanno reagito con la forza eversiva della parola alla violenza, al dolore, all’ingiustizia, sfidando la ’ndrangheta, ma anche un mondo che tace.

ANNAMARIA DE LUCA, attrice e autrice, è nata a Spezzano Albanese, ha frequentato la Scuola d’Arte Drammatica di Gianni Diotaiuti dal 1973 al 1975 e l’Accademia delle Belle Arti conseguendo il diploma in scenografia nel 1978. Nel suo percorso professionale spiccano le partecipazioni con ruoli centrali in spettacoli diretti da Franco Zeffirelli, Enrico Maria Salerno, Glauco Mauri. Numerosi anche le sue partecipazioni a sceneggiati e “fiction” televisive dirette tra gli altri da registi come Damiano Damiani, Claudio Risi, Antonia Avati e Alexis Sweet. Ma quello che ha formato l’identità artistica della De Luca è il lungo sodalizio professionale e umano con il suo compagno di una vita: Pino Michienzi (autore, regista, attore ma soprattutto uomo di grande cultura, talento ed umanità), scomparso nel 2011 lasciando un vuoto sostanziale nella scena e nella cultura calabrese e nazionale. Con Michienzi, la De Luca ha dato vita, nel 1986, alla realtà del Teatro del Carro, una compagnia che ha portato sulla scena, in modo profondo ed innovativo, i testi degli autori calabresi e rielaborato i classici del teatro e della letteratura con una visione costantemente originale. Eredità che oggi continua a vivere nella De Luca. Dal 2012 al 2014 è, con Luca Maria Michienzi, direttrice artistica del Progetto di Residenza Teatrale MigraMenti di Badolato. 

FRANCESCA CHIRICO è giornalista e scrittrice. Nata a Reggio Calabria, è redattore dell’archivio web multimediale www.stopndrangheta.it [2], per il quale si occupa di cronaca nera e giudiziaria. Collabora con il mensile di analisi e documentazione «Narcomafie»; ha firmato reportage e inchieste per Liberainformazione e Linkiesta. Tra gli autori dei dossier Arance insanguinate – Dossier Rosarno e Radici/Rosarno, nel 2011 ha pubblicato il romanzo Arrovescio (Rubbettino editore), vincitore del premio letterario “Bruno Chimirri 2010”, del premio speciale della giuria del “Città di Siderno” e di una menzione al premio “Fortunato Seminara”. Il suo ultimo libro: Io parlo – Donne ribelli in terra di ‘ndranghetaracconta le donne che hanno infranto il silenzio preteso dalle cosche e assegnato loro dalla tradizione. Hanno combattuto paura e pudore e raccolto, non in egual misura, disprezzo e solidarietà. Qualcuna ha pagato con la vita. Sono le donne che in Calabria hanno reagito con la forza eversiva della parola alla violenza, al dolore, all’ingiustizia, sfidando la ’ndrangheta, ma anche un mondo che tace. Io parloraccoglie e ricostruisce le loro storie, ripercorrendo, dai sequestri di persona e dalle faide degli anni Ottanta, alle più recenti inchieste anti ’ndrangheta, gli ultimi trent’anni di storia criminale calabrese.