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AUTORITÀ IDRICA, FALVO: «NO ALLA PRIVATIZZAZIONE»


Riceviamo e pubblichiamo: 

PRESERRE (CZ) –  30 NOVEMBRE 2020 –  Nelle ultime settimane finalmente la gestione del servizio idrico è ritornato ad essere al centro del dibattito politico; la discussione e la dialettica su un tema centrale e strategico per lo sviluppo della regione Calabria non può che essere una nota positiva, visto che l’argomento è stato per troppo tempo relegato a tema secondario.

Tuttavia duole leggere sugli organi di stampa notizie fuorvianti e imprecise, addirittura farneticanti e slegate oltre che da norme ma soprattutto dalla realtà, su quello che sarà il processo per addivenire alla gestione del servizio per l’Ambito regionale, e ancor più duole che tali invettive provengano da chi le Istituzioni le rappresenta a livello locale, regionale e in Parlamento.

Sono note le missive attraverso le quali ben due Ministri della Repubblica, oltre ai diversi Direttori Generali dei Ministeri sollecitano, oramai da più di un anno, l’iniziativa da parte della regione Calabria ad abilitare, entro il prossimo 31 dicembre, le condizioni di accesso ai fondi strutturali europei e, ancora più importante, ad evitare che a tutte le altre Regioni d’Italia sia impedito, ancorché ne abbiano già le caratteristiche, l’accesso agli stessi fondi a causa dell’inerzia gestionale che da troppo tempo affligge l’organizzazione del servizio idrico in Calabria. A parole tutti vogliono, poi però cambiano opinione a seconda di cosa?

Non si capisce….o meglio inizio a capire qualcosa e a pensare male, ed è per questo che chiedo anch’io l’intervento della Procura della Repubblica e più specificatamente del Dott. Gratteri,  e non per spaventare nessuno ma per essere tranquillo io e tutti i componenti “liberi” che ogni scelta dell’AIC sia effettuata in piena libertà con la consapevolezza e la  conoscenza reale delle cose e soprattutto nell’esclusivo interesse dei cittadini calabresi che sono gli unici che possono trarre realmente beneficio o un eventuale danno a seconda delle scelte che andremo a fare.

Dopo queste brevi premesse rimango sbalordito nel leggere vari comunicati stampa che getterebbero  “sospetti” su una presunta fretta (dopo tre anni di “assemblee”: a volte rissose a volte deserte) di pervenire ad una decisione sul tipo di gestione tra le tre possibili (in House, mista o totalmente privata.

Voglio esprimere in maniera chiara, trasparente, disinteressata la mia analisi sul tipo di gestione, mi ripeto, sul tipo di gestione e non sul gestore che sarà oggetto di discussionefutura, ampia, partecipata, mi auguro qualificata e soprattutto libera da interessi personali che sembrano iniziare ad affiorare. Quindi tanto per essere chiaro giorno 30 novembre si deciderà solo la forma di gestione, non è previsto altro sull’argomento. Non soi detrattori del fare dove leggono certi argomenti la cui discussione non è prevista, ma vedo che però sono ben schierati per la gestione privata e probabilmente privatistica dell’affare acqua in Calabria. Chissà da quale multinazionale sono stimolati? Mi fermo qui, sarà compito di auspicabili eventuali indagini chiarire ogni cosa.

Per quanto riguarda il sottoscritto, e per quanto discusso alla luce del sole e pubblicamente in assemblea, sono per una gestione interamente pubblica in house come lo era anche qualcuno che ultimamente ha cambiato idea sicuramente ne spiegherà i vantaggi per gli enti locali e soprattutto per i cittadini calabresi.

Io spiego le mie valutazioni sulla scelta in house, semplici, pratiche e di facile comprensione:

  • Controllo: I comuni oltre ad essere Enti affidanti, tramite AIC, sono anche controllori del corretto svolgimento del servizio;

  • Rispetto della volontà dei cittadini calabresi sul Referendum 2011 (cd. Referendum Acqua Pubblica): circa 1 milione di calabresi si sono determinati per l’abrogazione del Decreto Ronchi che prevedeva quali possibilità ordinarie l’affidamento del servizio a società private o miste; l’affidamento a società con capitale pubblico era previsto in via eccezionale;

  • Gestione flessibile dei servizi;

  • Gli eventuali utili risultanti dalla gestione possono essere usati per ridurre la tariffa al cittadino,divisi tra i soci (Comuni) o essere reinvestiti per una nuova infrastrutturazione su tutto il territorio calabrese;

  • Se nella società in house entrerà anche la Regione Calabria ci potrà essere la possibilità di una società forte e che porterà alsuperamento dell’attuale suddivisione fra gestione dell’acqua all’ingrosso e quella al dettaglio con una migliore e più efficace gestione senza scaricabarile.

 Quello che penso su una gestione privata?

Basta pensare che il privato (giustamente) come faro del proprio agire ha il profitto, io da Sindaco prima e da cittadino Calabrese dopo dico no ad una ennesima più che possibile espoliazione della Calabria, con i capitali dei calabresi che vanno a finire nelle tasche di pochi e lasciano il territorio senza servizio e senza infrastrutture. Questo è il mio pensiero maturato in sede assembleare e non in riunioni carbonare o peggio ancora in summit.

Ho tollerato abbastanza in questi giorni ….chi mi conosce sa che sui temi come acqua, rifuti, sanità, scuola, un Sindaco che si rispetti non ha colore politico, ma agisce solo ed esclusivamente nell’interesse dei cittadini amministrati, mai per compiacere qualcuno, ed è per questo che mi batterò.

E’ l’ora delle decisioni per il bene comune, non c’è spazio per le speculazioni a danno dei calabresi, questo significa avere a cuore le sorti dei calabresi che da troppi anni aspettano decisioni che non sono mai state prese né in questa né nelle precedenti legislature e che ora non possono più aspettare, a meno di voler essere responsabili di quello che la “non scelta” entro il 31 dicembre rappresenta non solo per la Calabria ma per l’Italia intera.

Che si sappia che ove mai giorno 30 novembre per un qualsiasi motivo non si giungerà ad una decisione in un senso o nell’altro, mi farò promotore insieme a chiunque lo vorrà della richiesta alla Regione Calabria di Commissariamento dell’assemblea al fine di superare l’impasse e certificare la pochezza di alcuni componenti che, probabilmente neanche eletti ma membri di diritto, rappresentano e dovrebbero difendere gli interessi dei calabresi.

La Calabria e i Calabresi non si possono più permettere di perdere ulteriore tempo; dunque la “fretta” non è “sospetta”, ma è dettata dalla necessità di recuperare il tempo perduto da chi, quando ne aveva la possibilità non ha scelto la via della crescita e dello sviluppo relegandoci a fanalino di coda quasi in tutto. E’ ora di alzare la testa e riprenderci in mano il nostro futuro e delle nuove generazioni, fare cose diverse sarebbe come essere negazionisti o complottisti rispetto al COVID-19.

Alessandro FALVO, Vice – Presidente dell’Autorità Idrica della Calabria , Sindaco di Cicala

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