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AUTOBOMBA LIMBADI, RIFONDAZIONE COMUNISTA SCRIVE AL CAPO DELLO STATO


“Quella di Matteo Vinci «è stata di fatto una “Cronaca di una morte annunciata”

di REDAZIONE

LIMBADI (VV) –  29 GIUGNO 2018 –  I vertici nazionali e regionali del Partito della Rifondazione comunista hanno inviato una lettera al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in merito alle «recenti e gravi vicende della criminalità organizzata calabrese» e, più precisamente, con riguardo alla «barbara uccisione, avvenuta a Limbadi, di Matteo Vinci e del contestuale ferimento del padre Francesco Antonio».

La missiva porta la firma del segretario nazionale del Prc, Maurizio Acerbo; dell’europarlamentare della Sinistra Europea, Eleonora Forenza; del vicepresidente della Sinistra Europea nonché ex segretario nazionale del Prc, Paolo Ferrero e di Pino Scarpelli, Mimmo Serrao e Francesco Saccomanno, della segreteria regionale del partito.

«La Calabria – si legge nella lettera – vive un momento particolarissimo, in cui alle ataviche problematiche della regione si sommano le conseguenze dell’abbandono di molti giovani per studio e/o lavoro e dell’arrivo di uomini e donne migranti che in migliaia subiscono l’iper-sfruttamento bracciantile; in tali condizioni, in cui la ‘ndrangheta svolge un ruolo attivo nel sistema economico regionale, operando una pressione forte sulle comunità locali, la vita stessa delle persone pare non aver più alcun valore, come dimostra l’uccisione del sindacalista Sacko Soumaila.

Per giunta, per quello che si è potuto leggere in alcune inchieste giornalistiche di testate nazionali, paiono emergere ombre in merito ad un presunto ruolo attivo svolto dalle organizzazioni criminali anche nelle recenti elezioni politiche. In questo contesto – proseguono gli esponenti del Prc – la vicenda in oggetto è balzata agli onori della cronaca, oltre che per le modalità con cui è stato portato a termine il crimine, soprattutto per la pronta, forte, coraggiosa e tenace reazione della madre di Matteo, la signora Rosaria Scarpulla, che ha dato, alla regione ed alla nazione, uno straordinario ed inconsueto segnale di resistenza civile.

Quanti hanno avuto la possibilità di parlare con la signora Rosaria, e con il suo legale avvocato Giuseppe De Pace (unico, tra i tanti contattati, ad accettare la difesa!), sono rimasti fortemente colpiti sia per la sua determinazione a volersi opporre alla prepotenza mafiosa – atteso che da tempo qualcuno ha deciso di volersi impossessare, con efferata prepotenza, di un fondo agricolo di proprietà della famiglia Vinci – che, soprattutto, per la gravità del contesto in cui è avvenuto il feroce delitto».

Per gli esponenti del Partito della Rifondazione comunista, quella di Matteo Vinci «è stata di fatto una “Cronaca di una morte annunciata”, perché a Limbadi, in particolare rispetto a questa vicenda, è mancato, e lo diciamo con tutta la consapevolezza e la lucidità necessaria, lo Stato, sì, lo Stato attraverso le sue articolazioni territoriali, del tutto incapaci di garantire e di difendere le libertà ed i diritti fondamentali dei cittadini.

Come chiaramente racconta la Scarpulla, già nel marzo del 2014 i componenti della famiglia Vinci-Scarpulla sono stati brutalmente aggrediti da ben sei soggetti, riportando gravi ferite ma ritrovandosi, incredibilmente, posti agli arresti domiciliari ed accusati addirittura di rissa.

Successivamente, alla fine del mese di ottobre del 2017, mentre si trovava nel suo fondo, Francesco Antonio Vinci è stato minacciato con una pistola e sottoposto ad una selvaggia aggressione con un forcone ed un’ascia, riportando gravissime ferite e, soprattutto, non ricevendo alcun segnale rispetto alla sacrosanta richiesta di ottenere giustizia».

Secondo i rappresentanti del Prc, «se lo Stato fosse intervenuto immediatamente, cogliendo le circostanziate e pronte denunce dei Vinci-Scarpulla del 2014 e del 2017 e ponendo in essere i necessari interventi, Matteo Vinci sarebbe ancora vivo ed una stanca, addolorata e spossata madre non sarebbe tale avendo ancora un sostegno cui appoggiarsi».

In chiusura, gli esponenti del Prc chiedono un «un intervento forte affinché alla signora Scarpulla ed al marito sia assicurata la necessaria protezione e sia garantita la possibilità di vivere liberamente la loro vita».

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