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ARTE E FEDE, A VALLELONGA IMMERSI NELLA BASILICA SANTA MARIA DEL MONSERRATO


Nella diocesi di Mileto – Nicotera – Tropea, ma che di fatto attrae anche a livello nazionale, per avere l’organo a canne più grande della Calabria, peculiarità che porta ad essere sede di importanti kermesse musicali

di Gianpiero TAVERNITI

VALLELONGA (VV) –  6 DICEMBRE 2021 –  Una giornata freddina nelle serre vibonesi, sempre più si vedono comignoli fumare e camioncini con sopra legna da ardere, siamo nelle vicinanze di Serra San Bruno e precisamente a Vallelonga, cittadina con un grazioso borgo, popolata da poco più di 700 abitanti , segnata dallo svuotamento generato dall’emigrazione, ma che ancora con qualche attività commerciale resiste e si presenta in ottima forma, con stradine pulite, villa comunale tenuta ottimamente con diversi giochi per bambini e con la sua basilica – santuario della S. Maria del Monserrato che domina nel largo dei Monaci.

La temperatura intorno ai 7 C°, ci spinge ad entrare nella basilica che contiene delle opere artistiche di ottima fattura.

Una basilica importante nella diocesi di Mileto – Nicotera – Tropea, ma che di fatto attrae anche a livello nazionale, per avere l’organo a canne più grande della Calabria, peculiarità che porta ad essere sede di importanti kermesse musicali.

Non facciamo a tempo a salire la scalinata, veniamo colpiti dall’artistica mano degli scalpellini di scuola serrese che distintivamente firmano il portale in granito.

Nell’entrarvi, non possiamo che non apprezzare l’antiporta intagliata dal maestro di Soriano, Rocco Luciano che nel 2003 volle intagliare questa antiporta che evidenzia figure e simboli della cittadina, il pozzo simbolo importante della civiltà contadina e la fontana, simbolo nobile che dona un bene primario alla comunità che vive questi luoghi.

Una basilica pregna di opere d’arti, datate ma anche recenti, forniscono quel mix di artisti e artigiani , uniti nella univoca direzione di ornare il luogo di culto della comunità di Vallelonga, dove nella parte alta del soffitto spiccano tre grandi tele del cortalese Andrea Cefaly (1827-1908), che raffigurano Giuditta, l’adorazione dei pastori e la fuga in Egitto.

Una basilica, nutrita di pregevoli opere che meriterebbe maggiore condivisione di visite, all’interno vi troviamo un piccolo gruppo di bambini che recitano qualche atto di dolore e qualche ave Maria, prove generali di catechesi e osserviamo due anziane assorte in profonda preghiera di fronte l’altare che ci inibisce a non volerle disturbare, durante la realizzazione delle nostre foto in questa visita religiosa.

Una pomeriggio di fine autunno freddino che ci preludia a un inverno freddo ormai giunto che dopo questa visita nella basilica, ci spinge a fare una passeggiata nel cuore del piccolo borgo, dopo aver attraversato e beneficiato dell’aria sana e fresca nel cuore della villa comunale, aria pungente e salutare che sembra essere contrastata da un profumo di zeppole fritte, identitario prodotto di qualche massaia, che conserva le tradizioni culinarie del posto, anticipando di qualche giorno la piena atmosfera natalizia.

Una passeggiata nel borgo, vedere casette che con il passare del tempo e la non vivibilità dei loro proprietari segnano anche esse evidente degrado e deterioramento, prodotto anche da queste parti come in tutti i borghi della Calabria, dalle varie fasi di emigrazione dal dopo guerra ad oggi, stesse fasi che hanno portato impoverimento alla nostra terra e ai loro graziosi e operosi borghi nelle aree interne della regione.

Non serve recriminare sul tempo passato e sulle scelte doverose e dignitose di ogni cittadino che ha lasciato questa terra per crearsi un opportunità, ma serve analizzare le politiche sbagliate e ceche del passato che non hanno prodotto le giuste condizioni per tenere attaccati ai borghi i tantissimi giovani e i tantissimi padre di famiglia che hanno dovuto lasciare la loro terra per necessità e non per scelta ed oggi entrare in una putiha nel borgo, comperando qualche prodotto casareccio del luogo, quasi in segno di riconoscenza alla bellissima giornata trascorsa a Vallelonga e sentire la signora titolare della bottega, riflettere e ricordare quando in paese vi era vita e maggiori cittadini, deve far pensare che non tutte le colpe sono di altri se siamo sofferenti da sempre nelle politiche produttive e occupazionali, nonostante abbiamo uno scrigno di risorse territoriali di tutto rispetto , rapportato alle altre regioni d’Italia.

Ogni luogo riserva le sue sorprese , le sue bellezze e anche Vallelonga , nel suo cielo grigio , nella sua temperatura coerente alla sua orografia, ha lanciato raggi solari di ricchezze storiche artistiche e paesaggistiche che hanno scaldato la dignità di essere calabresi veri senza nessun campanilismo di sorta, ma con un solo campanile che rintocca la solita melodia di essere calabresi e di rispettare maggiormente questa incredibile terra e che ognuno di noi dovrà saper ascoltare e interpretare nel futuro che ci aspetta.

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