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ARGUSTO (CZ) – Segnalato focolaio di “Malattia vescicolare dei suini”, il sindaco istituisce la “zona di sorveglianza”


malattia suini

Il primo cittadino ha emesso ordinanza a scopo preventivo. Le misure si estendono a Comuni ricadente in un raggio minimo di 10 km dall’ubicazione dell’azienda in cui sono stati trovati i capi infetti

di Franco POLITO

ARGUSTO (CZ) – 31 DICEMBRE 2014 – Si chiama “malattia vescicolare dei suini”. Un enterovirus della patologia è stato segnalato in un’azienda agricola del posto dal servizio veterinario di prevenzione dell’Asp di Catanzaro.

Oltre ad avvisare dell’infezione, la nota inviata nelle stanze comunali dalle autorità sanitarie contiene anche una “specifica richiesta” di emissione di ordinanza a firma del sindaco.

Ed ordinanza è stata. Il sindaco Valter Matozzo ha emesso il provvedimento ed ha dichiarato l’istituzione di una “zona di sorveglianza” del territorio per “malattia vescicolare dei suini” estesa per un raggio minimo di 10 km dall’ubicazione dell’azienda in cui sono stati trovati i capi infetti.

La “Zona” comprende i Comuni di Argusto, Olivadi, Cenadi, Davoli, Centrache, Cardinale, Torre di Ruggiero, Soverato, Montepaone, Montauro, San Sostene, Sant’Andrea Apostolo dello Ionio, Palermiti, Gasperina e Vallefiorita.

Matozzo, inoltre, per quanto di sua competenza territoriale, ha anche disposto una serie di misure cautelative comprendenti l’identificazione di tutte le aziende detentrici di animali appartenenti alle specie sensibili, il divieto di circolazione degli animali sensibili sulle strade pubbliche tranne che per condurli al pascolo o agli edifici ad essi riservati e il divieto di transito, salvo deroga concessa dall’autorità competente nei casi di trasporto su strada o per ferrovia a condizione che non siano effettuate manovre di scarico o sosta.

L’elenco delle precauzioni impartite dal sindaco prosegue con l’autorizzazione dell’autorità competente per il trasporto degli animali appartenenti alle specie sensibili e il mantenimento degli “animali sensibili” nella “Zona di sorveglianza” per il tempo corrispondente almeno al periodo massimo di incubazione della malattia dopo l’individuazione dell’ultimo focolaio.

Il sindaco aggiunge, altresì, che <<gli automezzi e le attrezzature utilizzate per il trasporto dei suini o di materiale che potrebbe essere contaminato o che sono utilizzati all’interno della “Zona di sorveglianza”, non possono lasciare detta “Zona” se non sono stati puliti e disinfettati conformemente alle procedure stabilite dal veterinario ufficiale>>.

Le regole imposte da Matozzo non sono finite qui. <<I detentori e i proprietari degli animali appartenenti alle specie sensibili – sottolinea l’ordinanza – sono tenuti a segnalare tempestivamente all’autorità sanitaria dell’Asp di Catanzaro, Servizio di Prevenzione Area “A” o distretto di Soverato, ogni variazione dello stato di salute degli animali detenuti>>.

Copia dell’ordinanza è stata trasmessa ai Comuni interessati, al dipartimento veterinario della Regione Calabria, all’Asp di Catanzaro – Area dipartimentale e distretto di Soverato e ai carabinieri di Chiaravalle Centrale.

Come riportano le fonti sanitariem la “malattia vescicolare dei suini” è una malattia virale contagiosa, indistinguibile su base anatomoclinica dall’afta, dalla stomatite vescicolare e dall’esantema vescicolare. E’ causata da un virus appartenente alla famiglia Picornaviridae, incluso nel genere Enterovirus.

Si tratta di un agente patogeno notevolmente resistente nell’ambiente, all’essiccamento ed ai fenomeni putrefattivi, sopravvive per mesi nelle carcasse e nelle feci, nelle carni fresche, congelate e conservate. E’ capace di infettare il suino per via intravenosa, intramuscolare, intranasale e sottocutanea, nonché per inoculazione nel piede e nel cercine coronario.

L’infezione è stata segnalata per la prima volta in Italia nel 1966. Il virus si trasmette efficacemente tramite il contatto degli animali recettivi con gli infetti e i loro secreti ed escreti. Non sono stati dimostrati casi di trasmissione aerogena a distanza e, se si impedisce il transito di animali, personale ed attrezzature da un capannone all’altro, l’infezione può rimanere confinata a singoli capannoni di una stessa azienda.

Residui alimentari non trattati contenenti carni suine sono stati spesso origine di focolai primari di infezione. Le carni di suini infetti possono contenere cariche virali elevate prima della comparsa dei sintomi ed il virus può entrare nella catena alimentare anche con carni di suini con infezione asintomatica, che vengono regolarmente macellati.

Nei focolai recentemente segnalati in Italia l’insorgenza dell’infezione è stata imputata al commercio, allo spostamento di suini da un’azienda all’altra e, in un caso, all’importazione di suini dall’Olanda. Importante risulta pure la contaminazione dei mezzi di trasporto.

Il suino e l’uomo costituiscono le uniche specie recettive all’infezione da Malattia Vescicolare dei suini. L’uomo si infetta venendo a contatto con soggetti ammalati o manipolando il virus in laboratorio; l’infezione comunque è stata segnalata solo a seguito di esposizione a cariche virali elevate in occasione di incidenti di laboratorio e si manifesta come una sindrome simil-influenzale molto lieve.

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