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“ARCOBALENO A TRATTI”, ECCO L’ESORDIO LETTERARIO DI MARCO SABATINI


Un canzoniere organico costruito secondo un percorso poetico sul filo di un amore in bilico tra il presente, attimo che fugge e futuro incerto e passato, che è invece realtà data, sulla quale riflettere

di Maria ALLO

PRESERRE (CZ) –  7 MARZO 2021 –  Nel suo libro d’esordio, dal titolo “Arcobaleno a tratti” (Macabor Editore), l’amore è il motivo dominante della raccolta di Marco Sabatini.

Un canzoniere organico costruito secondo un percorso poetico sul filo di un amore in bilico tra il presente, attimo che fugge e futuro incerto e passato, che è invece realtà data, sulla quale riflettere.

Mai prima di Mimnermo, l’amore è stato sentito come la sola gioia dell’uomo, quella che dà un senso alla vita e che, col suo svanire, giustifica, rimpianto e desiderio.  Tale è lo stato d’animo del poeta vinto dal ricordo della donna che si porta nel cuore da anni.

 Con tono liricamente sommesso, ma effettivamente deciso, è evidente come una delle propensioni privilegiate del poeta sia la memoria e il dialogo iniziale, in funzione di proemio ne è la prova. Il termine memoria indica il carattere autobiografico della raccolta che Sabatini si accinge a scrivere, sia che rinnovi i momenti di gioia trascorsa, sia che ravvivi i dolori patiti.

Il linguaggio di “Arcobaleno a tratti” è puro e di ricomposizione della realtà nell’armonia della forma, dotata di una sua grammatica interna e tutta centrata sull’esperienza interiore, accessibile e immediata, ma incisiva, perché dice tutto in pochissime voci.

Sono esclusi tutti i termini che alludano a realtà basse, come quelle della quotidianità.

Lo stile tende a risolvere la realtà in un mondo coerente di parole. L’attenzione alla sonorità del verso è costante. Versi e strofe si basano su richiami, riprese, opposizioni, giocando sull’ambivalenza e le contraddizioni degli stati emotivi. La storia d’amore pare intessuta di slanci e di abbandoni, di rotture e di riprese.

Queste emozioni contrastanti si riflettono e si amplificano e la passione d’amore domina giungendo all’ambiguità inspiegabile e tormentosa.

Ma è l’eterno sentimento d’amore a parlare all’uomo di ogni tempo, quasi ad offrirgli conforto per quella lotta del cuore che ogni uomo subisce, mai sconfitta dagli accadimenti: “Ti ho chiusa dentro me,/ nella parte più buia,/ e ho buttato la chiave.// Ma tu,/  in quella profondità, brilli più di prima”.

“Arcobaleno a tratti”  è anche un canto di libertà, giacché l’amore non può essere imprigionato se non dagli innamorati e un punto di equilibrio è quel riferimento al credo, come anelito a potersi nuovamente ritrovare liberi di scegliere tra amore e rinuncia.

Dopo di che, nell’arcobaleno ultimo, tace, ma ha detto tutto il dicibile “mentre, / pigramente, /un arcobaleno /si dissolveva incerto/ in lontananza, / baluginando flebilmente nel buio. Marco Sabatini si presenta a noi tra “I fiori di Macabor” con la sfida augurale di “Arcobaleno a tratti”, la cui lettura, è senza ombra di dubbio del tutto consigliata.

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