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“ANNO GIUSEPPINO”, AMARONI ACCENDE LA “LAMPADA” DELLA FEDE AUTENTICA


Per l’Anno che Papa Francesco ha dedicato al Padre Putativo di Gesù il parroco don Roberto Corapi rispolvera un’antica statua risalente al 1800 e “inventa” la “Lampada di San Giuseppe”

di Franco POLITO

AMARONI (CZ) –  22 GENNAIO 2021 –  La “Cittadina del Miele”, già dolce per il raffinato nettare delle api che vi si produce, diventa ancora più dolce.

Ed è un sapore che mescola in egual misura spiritualità e tradizione.

Da queste parti alla filiale devozione per la patrona Santa Barbara si affianca il sincero culto per l’Immacolata, Santa Lucia, l’Addolorata e San Giuseppe.

Empatie religiose tutte pregnanti, ma San Giuseppe è San Giuseppe.

Gli amaronesi lo adorano. Il 19 marzo di ogni anno (tra le altre cose) si rinnova, puntuale, il rito dei “panuzzedha”.

All’alba stuoli di bambini festanti percorrono le vie del paese alla ricerca delle case illuminate dove ricevono (appunto) i “panuzzedha”, le tipiche pagnotte di acqua e farina, preparate dalle famiglie in segno di devozione al Santo.

Raccolti in grandi cesti, i panini vengono poi benedetti nella messa solenne del pomeriggio e distribuiti ai fedeli.

Un’usanza antica, risalente al periodo in cui il giorno di San Giuseppe le famiglie baronali del posto distribuivano cibo e viveri ai poveri.

Riti dai quali, al netto della pandemia, non ci si schioda mai.

Ed è per questo che quando Papa Francesco ha dichiarato il 2021 “Anno Giuseppino”, dedicandolo al Padre Putativo di Gesù, Amaroni ha risposto  profondendo entusiasmo e rinnovate preghiere.

Ieri, nella solenne celebrazione eucaristica con cui il parroco don Roberto Corapi ha “battezzato” l’Anno, ancora una volta fede e tradizione hanno trovato il loro tipico compimento.

E sì, perché don Roberto ha reso l’evento ancora più caratteristico rispolverando un’antica statua di San Giuseppe realizzata nel 1800 dal maestro Michelangelo Drosi.

Della statua si erano perse le tracce.  L’effige giaceva nei locali dell’asilo parrocchiale accanto a quella (anch’essa impolverata) di San Francesco di Paola. Il giovane religioso, parroco ad Amaroni dallo scorso luglio e innamorato degli usi e dei costumi locali, se ne innamora subito.

La vuole in chiesa.

 Serve, però, un “appiglio”. L’Anno Giuseppino è di più. Per don Roberto «è una vera e propria grazia di Dio».

Da ieri la preziosa scultura è nella parrocchia dedicata a Santa Barbara Vergine e Martire. Accanto la “lampada di San Giuseppe”,  un’altra “creazione” nata dalla fantasia del chierico.

Arderà giorno e notte «per vivere in pienezza quest’anno Giuseppino – sottolinea il sacerdote –  per far crescere la fede nel Santo».

Stupore, emozione e lacrime soprattutto tra gli anziani. Da oltre 50 anni non si ponevano in adorazione davanti a “quel” San Giuseppe.

«Siamo il popolo delle tradizioni e dobbiamo riprenderle tutte per vivere la fede autentica.

Questa statua è patrimonio artistico di un popolo di fede, gente semplice come noi e come voi, ricca di valori cristiani e umani» evidenza ancora don Roberto.

Che nella sua omelia si è soffermato sulla lettera apostolica “Patris Corde” del Pontefice che accompagna l’indizione dell’Anno Giuseppino.

Sette i punti di riflessione sviscerati dal Papa: San Giuseppe padre amato, padre nella tenerezza, padre nell’ obbedienza, padre nell’accoglienza, padre del coraggio creativo, padre lavoratore, padre nell’ombra .

«Lo scopo della “Lettera” e dell’iniziativa –  ha affermato don Roberto –  è quello di accrescere l’amore verso questo Santo, per imitare le sue virtù».

Un “momento nuovo” per il quale «ringraziamo Papa Francesco (a cui ha dedicato una sincera Ave Maria ed alla cui pastorale della “Chiesa in Uscita” sta improntando il suo ministero) che ancora una volta ci fa un grande dono e ci fa vedere con la sua vita la bontà di Dio e la bellezza del Vangelo» ha concluso don Roberto.

Tra fede e tradizione Amaroni ha scritto un’altra bella pagina della sua storia di comunità accogliente e fervente di spiritualità.

La “firma” è anche di don Roberto Corapi, parroco amato per il suo zelo e la sua gioia contagiosa.

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