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AMARONI, L’EUROPA È QUI


Contemporanea presenza di studenti provenienti da Risch (Svizzera) e Lukovica (Slovenia)  nell’ambito del “Gemellaggio” e del “Patto di Amicizia”

di Franco POLITO

AMARONI (CZ) –  7 GIUNGNO 2018 –  Italia, Svizzera e Slovenia.

Nella “Cittadina del Miele” in questi giorni si respira “aria internazionale”. 

Amaroni, si sa, è comunità dello storico Gemellaggio con la cittadina elvetica di Risch. Il rapporto,  nato con gli emigrati che lasciarono affetti e terra d’origine per andarsene dove avrebbero trovato una seconda patria, è più di un semplice legame.

È una vera fratellanza, fatta di continui scambi socio – culturali e iniziative reciproche che si ripetono annualmente. L’incessante divenire della “gemellarità”, di cui nel 2013 è stato celebrato il decennale, è alimentata (anche) dall’azione dei due Comitati per il Gemellaggio nati ad Amaroni e Risch.

Insomma, una simbiosi totale che va al di là della mera amicizia, in queste ore  resa ancora più totale dalla tradizionale visita nella “Cittadina della Miele” di un gruppo di studenti svizzeri (in foto l’arrivo). Ospiti delle famiglie del posto, anche quest’anno si sta ripetendo una delle tante espressioni del Gemellaggio con Risch.

E da oggi sulle alture di “Maijurizzani” si parlerà anche sloveno. Sta, infatti, per arrivare una delegazione (studenti, professori e amministratori locali) proveniente da Lukovica, cittadina con cui, per ora, c’è solo un “Patto di Amicizia”, sottoscritto a settembre 2016 dai sindaci delle due comunità e Luigi Ruggiero. L’obiettivo è di farlo diventare un altro Gemellaggio.

Lukovica e Amaroni sono accomunate dalla risalente produzione di miele. Amaroni è “Città del Miele” per eccellenza, con un brand comunale in via di decollo nei circuiti internazionali. Lukovica è il maggiore centro di produzione di miele sloveno.

Quando il consiglio comunale, istituendolo, affidò al Comitato “Amaroni per l’Europa” il compito di individuare nuovi partner, fu cosa veloce scegliere. Il collante con Lukovica venne individuata nella tradizione apistica.  Ma anche dal desiderio di rapporti di pace e cooperazione internazionale.

Che, col tempo, chissà, potrebbe diventare un “rapporto a tre”. Nell’attesa, il futuro è adesso. Anzi domani, quando italiani, svizzeri e sloveni si incontreranno in municipio per parlare la stessa lingua.

Quella dell’integrazione e della socializzazione. Pensando al domani e all’Europa senza frontiere.  

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