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AMARONI (CZ) – INSEGNANDO AI BAMBINI DI CALCUTTA


Prosegue la “missione” in India di Marta Monteleone con il progetto “A mano a mano”. L’ultimo obiettivo raggiunto, l’apertura di una scuola

Articolo e foto di Salvatore Taverniti (Gazzetta del Sud)

AMARONI (CZ) –  26 GENNAIO 2018 – Nimtala Community è uno “slum”, cioè una baraccopoli, di Calcutta.

C’è un filo rosso che unisce Nimtala ad Amaroni. Marta Monteleone, giovane 32enne amaronese, porta avanti da diversi anni il progetto “A mano a mano” con l’associazione di volontariato internazionale “Gocce nell’oceano Onlus”.

Marta si reca spesso in India per portare un aiuto concreto ai bambini poveri. Il suo sodalizio punta soprattutto sull’istruzione dei bambini e sopperisce ai bisogni medici. Uno dei più importanti obiettivi raggiunti riguarda l’apertura dell’Informal School “Kushi Ghar”, che si trova dietro lo slum della Nimtala Community da cui provengono gli studenti.

«Le loro case – racconta Marta – sorgono lungo i binari della ferrovia, sui quali passano periodicamente vari treni. I bambini giocano o sulle rotaie, in strada, o lungo i “ghat” (le scalinate che portano al fiume) dell’Hoogly, un affluente del Gange». La scuola è intitolata a Kushi, una delle bimbe che frequentava il progetto, che è scivolata, ha battuto la testa ed è morta a soli 4 anni.

«Da qui – prosegue il racconto – è nata l’idea di dar vita ad una scuola che potesse accogliere questi bambini e li portasse via dalla strada e dal fiume. Purtroppo, pochi giorni dopo dall’apertura della scuola anche un altro bimbo, Shivam, è annegato nell’Hoogly.

Una tragedia che ha profondamente colpito la gente della comunità e l’ha portata a iscrivere i figli nella nostra scuola che, però, ha un limite di sessanta posti. Attualmente, gli iscritti sono 48 in una struttura con tre aule, due bagni, una cucina e un’ampia sala». All’insegnamento si accosta sempre il gioco, parte fondamentale nella crescita di un bambino.

Due volte a settimana c’è lezione di inglese, tre volte di danza e arte. Il sabato è, invece, dedicato alla visione di un film educativo. Il pomeriggio arrivano gli studenti per il doposcuola e hanno un professore che si dedica esclusivamente a loro. I più piccoli, invece, il pomeriggio fanno il riposino quotidiano in un’oasi di pace e tranquillità, fresca e lontana dal caos infernale dei binari.

«E’ una sfida un po’ per tutti – sottolinea Marta – per le insegnanti che si trovano ad affrontare quotidianamente situazioni problematiche e per i bambini che non sono abituati a stare in un ambiente chiuso e ad imparare a seguire le regole, ma le cose sembrano procedere per il meglio».

Altro importante obiettivo raggiunto è che prima il progetto era gestito e realizzato esclusivamente dai volontari, oggi dagli indiani. I volontari sono un supporto.

«E questo – conclude Marta – perché crediamo che l’assistenzialismo non porta da nessuna parte. Soprattutto, non aiuta la crescita e il miglioramento di un Paese». 

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