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AMARONI, CENTO ANNI VISSUTI INTENSAMENTE


Amministrazione comunale, parenti e amici hanno festeggiato il “primo” secolo di nonno Luigi Laugelli

di Franco POLITO

AMARONI (CZ) – 15 FEBBRAIO 2019 –  Cento anni e non sentirli. Accarezzare la vita come una rosa delicata nonostante le dolorose spine.

Amaroni si stringe attorno a nonno Luigi Laugelli per il suo primo secolo di vita. Una festa semplice ma intensa quella “regalatagli”  dalla civica amministrazione (d’accordo con famiglia, figli e nipoti) nella sala consiliare di Palazzo Canale.

«Un momento storico ed emozionante – ha sottolineato il sindaco Luigi Ruggiero nel suo saluto –  perché nel corso del mandato ci sono momenti in cui non è facile contenere l’emozione; questo è uno di quei momenti in cui è immenso il sentimento di gioia nell’augurare buon compleanno al nostro concittadino».

Che, accompagnato dai nipoti Antonio e Luigi (giunto apposta dalle lontane Americhe), è andato a sedersi là dove solitamente prendono posto i consiglieri comunali.

Un posto d’onore per un uomo che Ruggiero ha definito «prezioso patrimonio di tradizioni, di valori culturali e civili per la lunga vita vissuta con grande fede e dedizione alla famiglia, in un alternarsi di diversi stati d’animo e di momenti non sempre facili».

Nato il 13 febbraio 1919, sposato con Giuseppina, morta a 96 anni poco più di un mese addietro e dalla quale ha avuto i tre figli Rosetta, Marietta e Pietro, nonno Luigi ha conosciuto gli orrori del secondo conflitto mondiale. Ad Amaroni, infatti, è uno degli ultimi reduci di guerra.

Dopo il Car a Torino, lo mandano sulle Alpi, poi in Albania. Là, durante la tregua del giorno di Pasqua, una bomba traditrice uccide  il suo comandante. Tocca anche a lui portarlo in barella senza vita. Flash di vita atroci, racchiusi nel suo cuore e “immortalati” in alcune foto gelosamente custodite.

Poi la Russia, le due paia di calze che gli impediscono di congelare,  tenute gelosamente nascoste per il timore che gliele rubino, il ruolo di “porta ordini” tra i reparti schierati al fronte.

E ancora la prigionia, l’invio in un’azienda agricola siberiana a governare mucche e cavalli. Quindi la notizia della fine della guerra,  che apprende solo con l’arrivo della Croce Rossa Internazionale, e il ritorno ad Amaroni  (29 novembre del 1946) dopo un viaggio di due mesi.

Da lì la nuova vita: il matrimonio con Giuseppina, i viaggi nel mondo in cerca di fortuna. Prima in Germania, poi in Svizzera ed infine negli Stati uniti d’America dove rimane fino al 1986. All’età di 68 anni torna nella sua dolce Amaroni dove sta ancora vivendo la sua nobile, dolce e moderna “Odissea”.

Uno di quei divenire strappalacrime. Ecco perché ad infarcire i festeggiamenti ci sono i familiari con il loro ricco buffet di dolci; la torta, lo spumante e la targa ricordo dell’amministrazione comunale con gli altri suoi componenti. 

Ci sono le parole dei nipoti Luigi e Micaela; c’è il lavoro che un altro nipote,  Antonio, ha realizzato a scuola per nonno Luigi reduce, utilizzando anche alcune fotografie e una copia dello stato matricolare.

Ci sono le parole del parroco don Antonio Scicchitano; c’è il ricordo dell’amico Rocco Antonio Devito. C’è il gruppo folk di Franco Mirarchi con i suoi musicisti. E poi la tanta gente di Amaroni.

Una comunità intera che, felice, si è stretta attorno a un momento di storica gioia.  

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