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ADDIO A GRAZIOSO MANNO, IL “PALADINO” DELLA BONIFICA CALABRESE


Morto nella sua abitazione di Vallefiorita per cause naturali

di Franco POLITO

VALLEFIORITA (CZ) –  11 MAGGIO 2020 –  Un uomo d’altri tempi.

Raffinato, gentile, cordiale e, soprattutto, una persona perbene. Un vero signore.

Uno di quelli di cui ne senti la mancanza quando non ci sono più.

Sarà così anche per Grazioso Manno, morto nella sua abitazione di Vallefiorita, dove era nato e dove, per scelta, aveva deciso di vivere. 

Uomo per eccellenza dei consorzi di bonifica calabresi,  un passato da consigliere comunale, per anni è stato presidente dell’ente consortile di Catanzaro e dell’Urbi Calabria oltre che componete dell’Anbi.  

Con lui i consorzi, dei quali divenne una sorta di “paladino”, hanno rivoluzionato se stessi con una storica riforma che li aveva adattati alle mutate esigenze del mondo agreste.

La Dc, la Coldiretti e l’agricoltura sin da bambino sono stati il suo pane quotidiano, assaporato sulla scia degli insegnamenti politico – sociali del padre Antonio (per anni sindaco a Vallefiorita e suo predessore nel ruolo di presidente del consorzio) e dell’onorevole Ernesto Pucci, che ha sempre considerato un secondo genitore.

Se ne va all’improvviso.

La sua morte è come quella tempesta che non aspetti, come l’uragano che ti sorprende lasciandoti senza riparo.

Se ne va in silenzio, che non ha mai amato per via dell’innata tendenza al colloquio.

Già, il dialogo e il confronto. Grazioso Manno li ha sempre collocati al primo posto della suo essere uomo e istituzione.

Anche nella storica battaglia di legalità per la realizzazione della Diga sul Fiume Melito (ancora non ultimata), pure i momenti dell’attacco e degli sfoghi, sapientemente collocati e confinati nel “gioco delle parti”, non perdevano mai di vista il rispetto della persona. Che per lui era sacra.

Le tante persone che si è trovato davanti, nessuna esclusa,  tutte hanno ricevuto pari dignità e rispetto. 

Persone come lui, semplici e vogliose di fare.

Genti di Calabria, terra che ha amato.

Regione della quale anelava uno scatto d’orgoglio e uno slancio di crescita e sviluppo.

Un’idea rivoluzionaria, recentemente confluita nello slogan “La Calabria che verrà”, divenuto vettore della recente adesione a Fratelli d’Italia di cui era referente regionale per l’Ambiente e l’Agricoltura. 

«Non un sogno – ripeteva sempre –  ma un progetto concreto e fattibile per fare della nostre contrade il “Veneto del Sud”».

E come per tutte le sue idee, tra le quali i progetti per il contrasto al dissesto idrogeologico e la valorizzazione delle risorse idriche, intimamente pensava di coinvolgere tutti, trainato dal suo essere fondamentalmente “uomo bipartisan”.

Di fronte ai reali problemi della gente non c’erano Destra, Centro o Sinistra che tenessero.

Contava la collegialità e una visione d’insieme non comune. Contavano l’apporto, il pensiero e l’azione di tutti.

Dal primo dirigente al “semplice operaio”. Questione di strategia, Questione di “gioco di squadra”: con lui ognuno doveva e poteva sentirsi parte del tutto. 

E ogni volta, al pari di Giulio Cesare, da vero condottiero, dalle sue “legioni” sapeva ottenere il superamento del limite. 

Difficile raccoglierne l’ eredità. 

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