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ACCORDO TERRITORIALE PER CATANZARO, ORGANIZZAZIONI PROPRIETÀ IMMOBILIARE E INQUILINATO CONFERMANO VALIDITÀ


Resta un ottimo primo passo nella giusta direzione, che non necessita di alcuna modifica, ma solo del richiesto intervento da parte del Comune di riduzione delle aliquote IMU e Tasi. Riceviamo e pubblichiamo:

CATANZARO –  28 GIUGNO 2018 – Le scriventi organizzazioni della proprietà immobiliare, Confedilizia Catanzaro, e dell’inquilinato, Sunia, Sicet, Assocasa e Conia Catanzaro hanno appreso, con vivo stupore, da notizie riportate dagli organi di stampa, di una iniziativa di altre sigle sindacali di richiedere al Comune di Catanzaro la convocazione di un tavolo per discutere di alcune modifiche, che a loro dire, si renderebbero necessarie all’accordo territoriale per i contratti concordati di locazione per la città capoluogo depositato il 17 ottobre 2017.

            Si tratta di una iniziativa a dir poco estemporanea e intempestiva. E non è neppure giustificata o giustificabile, visto che detto accordo si è senz’altro rivelato uno strumento utile e adeguato e, sin dalla sua entrata in vigore, ha mostrato di funzionare perfettamente.

Tanto è quanto hanno potuto constatare le medesime scriventi organizzazioni le quali – è bene ricordare – costituiscono i sindacati maggiormente rappresentativi della proprietà immobiliare e dell’inquilinato sia in ambito nazionale che locale, e come è stato pure evidenziato nei numerosi seminari di presentazione dell’accordo ed anche nei dati sul mercato delle locazioni residenziali.

            La detta iniziativa appare altresì paradossale se si pone mente al fatto che solo pochi giorni fa, senza opporre alcuna riserva o contestazione e senza allegare alcuna modifica, gli attuali richiedenti, unitamente alle scriventi organizzazioni, hanno sottoscritto l’accordo territoriale per la città di Crotone, il quale è stato redatto sulla base di quello di Catanzaro, a cui è pertanto perfettamente sovrapponibile, e che identico accordo è stato inoltre sottoscritto per la città metropolitana di Reggio Calabria nel mese di maggio.

            Va da sé che nei motivi che sono stati addotti non si riescono neppure a scorgere le ragioni per un intervento modificativo così repentino, peraltro a pochi mesi di distanza dalla sottoscrizione della richiamata convenzione e, aggiungasi, per aspetti che, a mente di quanto è riportato dalle medesime fonti di stampa, sono oltremodo marginali, con scarsa applicazione pratica, come dimostrato dagli stessi dati del mercato delle locazioni abitative a Catanzaro.

            Nondimeno, si tratta di aspetti che hanno già formato oggetto di discussione in sede sindacale e che sono stati valutati e composti al momento della sottoscrizione dalle parti sociali della citata convenzione, e alle quale hanno aderito, senza esprimere alcuna riserva, gli odierni promotori della contestata iniziativa.

            In ogni caso, e solo per esigenze di completezza espositiva e per sgombrare il campo da ogni eventuale residuo dubbio, è appena il caso di osservare che, contrariamente a quanto pretendono le altre sigle, nessuna norma impone di prevedere un aumento di canone qualora il contratto venga perfezionato per una durata oltre i limiti minimi previsti dall’accordo o abbia esigenze transitorie. 

Nel primo caso, infatti, le parti posso fare validamente ricorso alle normali tipologie di contratto a canone libero; nell’altro caso, alle maggiorazioni già previste nella stessa convenzione sindacale, anche se, si ribadisce ancora, l’esiguo numero di contratti per esigenze transitorie stipulati a Catanzaro sconsiglia qualsiasi intervento modificativo delle previsioni esistenti.

Quanto alle locazioni parziali di immobili, è sin troppo chiaro come l’accordo territoriale ha consentito sino ad oggi e consenta di perfezionare adeguati contratti, visto che la determinazione del canone è operata attraverso un semplice meccanismo di moltiplicazione dei metri quadrati della superficie calpestabile per il prestabilito importo individuato all’interno della fascia di oscillazione.

Così stando le cose, le scriventi organizzazioni sindacali nel contestare l’intrapresa iniziativa, destinata unicamente a creare instabilità nel settore e confusione, ribadiscono la linea sin da ora seguita di condivisione delle raggiunte intese sindacali, espressa in un contesto di cooperazione, nelle iniziative intraprese e, pure, nell’accordo territoriale in essere per la città di Catanzaro. Lo stesso, com’è evidente, non richiede alcun intervento modificativo, ma solo di continuare ad essere correttamente applicato nell’interesse della città di Catanzaro e delle molte parti coinvolte, proprietari e inquilini, i quali lo hanno definito ben fatto, equilibrato e ampiamente rappresentativo delle diverse esigenze e hanno mostrato di apprezzarlo, avvalendosi delle sue previsioni e utilizzandolo per la stipula dei contratti concordati di locazione per esigenze abitative ordinarie, per esigenze transitorie e per quelle degli studenti universitari.

            All’accordo, che è solo un primo passo nella giusta direzione, deve seguire l’ulteriore decisivo passo, che è quello che la parte pubblica (Comune di Catanzaro) avrebbe dovuto e dovrebbe fare, riducendo le aliquote di IMU e TASI almeno ai livelli medi delle altre città universitarie per gli immobili locati a canone concordato.

            Il che – questo si, realmente – consentirebbe di allargare ulteriormente “la platea di utenti” dello strumento del contratto concordato di locazione, potendo essi aggiungere alla cedolare secca del 10%, il beneficio premiale di una modesta tassazione per IMU e Tasi».

Sandro Scoppa, Confedilizia Catanzaro;

Mimma Pacifici, Sunia Calabria;

Raffaele Rotundo, Sicet Catanzaro;

Carlo Sgromo, Assocasa Catanzaro;

Francesco Severino, Conia Catanzaro

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