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STALETTÌ, MEGALITICO: CASALENUOVO SCRIVE ALLE ISTITUZIONI


Riceviamo e pubblichiamo lettera del Professor Rosario Casalenuovo sul “fenomeno megalitico”:

STALETTÌ (CZ) –  13 MAGGIO 2019 

Al ministero dei Beni e delle Attività   Culturali e del Turismo Direzione Generale Archeologica Belle Arti e Paesaggio                                                      

 e.p.c.     

Alla   Soprintendenza ABAP Prov.ce di Catanzaro, Cosenza e Crotone

 Al Presidente della Giunta Regionale On. Mario Oliviero 

                                                                                                                                                          All.On. Assessore Regionale all’Istruzione e alle Attività Culturali Maria Francesca Corigliano

                                                                                                                                                          Al Segretario Regionale del MIBACT  per la Calabria                                                                                 

Abbiamo recentemente appreso che la nostra ennesima segnalazione, datata 15.12.2018, in qualità di pluri Ispettore Onorario di codesto Ministero, questa volta indirizzata al dott. Mario Pagano, dirigente della Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio per le province di Catanzaro, Cosenza e Crotone, riguardo al “fenomeno megalitico” o “rivoluzione megalitica” nel territorio di Stalettì e dintorni, è stata presa in considerazione.      

Dalla nostra prima comunicazione a riguardo alle autorità preposte (compreso Codesto Spett/Le Ministero) avvenuta il 28.12. 2000, ad oggi, sono trascorsi ben 19 anni.

…Ma andiamo per gradi, cercando, più sinteticamente possibile, di raccontare quanto è accaduto, burocraticamente più che scientificamente.

Il sottoscritto, affascinato dalla pietre fin da ragazzo, ha palesato tale attrazione nell’appurare il significato di tale fenomeno, cioè l’uso di innalzare monumenti funerari o di culto mediante l’impiego di enormi pietre a partire dal Neolitico (età della pietra levigata), il cui inizio in Italia lo si vuole risalente almeno al VII millennio a.C., per il veneto, Prof. A. M. Radmilli, uno dei più grandi paletnologi italiani e pure per i nostri De Siena e Tinè; mentre per Enzo Bernardini tale uso inizia con le sepolture bretoni in età mesolitica del 10.000 a.C.

Già nei primi anni 90 ci siamo avvicinati a questo studio, riprendendo il pensiero dello scrittore modenese Enzo Gatti e le scoperte di valenti ed appassionati ricercatori calabresi quali il Lovisato, il Topa e L’Orsi e di studiosi più recenti quali il Tinè e l’antropologo catanzarese Luigi De Siena e pure gli studiosi, sempre di Catanzaro, Adele e Domenico Teti.

…L’abbiamo fatto ancor più dopo aver appreso della scoperta del 1883, del paleontologo Giuseppe Foderaro, avvenuta sulle sponde del fiume Alessi, “dalla parte di Stalettì”, ritrovamento poi esaltato dallo storico e filosofo romano Guido Calogero che, parlando del monte di Stalettì, scriveva: “Una tale posizione  dovette apparire  eccellente, ed essere perciò ambita fin all’età della Pietra, se nel territorio  furono rinvenute tracce di un insediamento umano preistorico, risalente al paleolitico superiore, armi ed utensili di selce scheggiata».

…L’abbiamo fatto dopo aver appreso dei ritrovamenti di scheletri sproporzionati, come ci è stato confidato da maestranza “muratori”, all’epoca delle prime edificazioni in Copanello, frazione a mare di Stalettì.

Convinti allora che, come altrove anche qui, sul nostro monte di Stalettì, gli uomini del Neolitico potevano avere espresso la loro religiosità, abbiamo cercato di trovare alcune di queste tracce guardando con occhi diversi le pietre che adornano questo monte.

…L’abbiamo fatto in preparazione della stesura del nostro volume “La Grotta di San Gregorio un tempo di Vulcano”, edito in Roma nel dicembre 2001, nel Capitolo intitolato “La vera patria del sole”, partendo proprio dalla suddetta grotta, posta nella Frazione a mare di Caminía, ai piedi del nostro promontorio, (già Mons Moscius per Cassiodoro e monte sacro per i Greci, il “Navifragum Scyllaceum” per Virgilio).

Abbiamo così individuato “menhir”, cromlech, recinti ed alcuni “dolmens” e, forse di questi, il più significativo presente in Calabria, a differenza di quanto sostenuto dagli studiosi calabresi  Domenico e Adele Teti, secondo in quali, in Calabria «non si sono rinvenuti di questi “monumenti megalitici” se non alcune pietre ritte,contrariamente a quanto sostenuto dal De Siena, il quale così si è espresso “Il solo dolmen, si trovava (ormai distrutto)  in Località  Carcaterra, quartiere  Galiano di Catanzaro (…)  a meno che non si vogliono tali i massi della  zona archeologica di Girifalco”.

Ecco allora quale era, per sommi capi, il quadro documentato in Calabria, prima della presentazione del nostro volume.

             Noi, partendo dalla Grotta di San Gregorio, incavata nell’unica falesia del golfo oggi denominato “di Squillace”, abbiamo percorso i pendii del nostro promontorio, guardandoli, per la prima volta con occhi diversi, più attenti.

            Allora, la cosa più eclatante, “originale” a nostro avviso, è stata l’aver individuato, oltre al tipo di megaliti sopra elencati, più di qualche monumentozoomòrfo, costituendo così “una prova”, mai pima documentata, per quanto abbiamo potuto appurare, in altre zone e da altri studiosi del “fenomeno”.

Di questi il più imponente è posto in località Sant’Angelo sulla sommità del Monte che guarda ad Ovest.

Lo stesso è costituito da un poderoso masso posto quasi a guardia del monte, slanciato verso la marina sottostante, macigno messo in evidenza, esaltato da un altro blocco di pietra molto più esiguo da noi chiamato “pietra cuscinetto”, “composizione” che abbiamo inizialmente supposto potesse raffigurare un qualche animale.

Siamo infatti giunti alla convinzione che potesse rappresentare l’ariete e più tardi, come vuole lo studioso inglese David Leeming, in una sua opera “Mitologia”, raffigurare una capra, per il quale “è simbolo di Pan”. Come si intravede in una statua del IV sec. A.C.  “ Pan è il silvestro suonatore di piffero dal piede fesso, venerato dai pastori dell’Attica perché assicurava fertilità ai loro greggi”.

E’ stato provvidenziale allora per noi aver individuato proprio sulle prime alture di “Copanello”, dette “Serre de’ cruci”, il primo di questi monumenti e per questo riportato nel libro dedicato alla grotta di San Gregorio.

E’ stato pure significativo l’aver appreso, nell’occasione, che “Copanello” per lo studioso Enzo Gatti è toponimo “derivato da Dio creatore Co-Pan-El, dio delle acque e dell’aria e del cielo, il dio pescatori, ma anche dei pastori (…) Kopan significa pastore, Copanello dunque, è il luogo del dio dei pastori EL…”.

Questo “Primo monumento” l’ha voluto visitare, il 25 maggio 2001, (prima della presentazione del nostro volume sulla Grotta, del quale aveva avuto copia della bozza), il Soprintendente regionale dott. Attilio Murano, accompagnato dall’architetto Francesco De Paola e dall’archeologa Adele Bonofiglio,entrambi, quest’ultimi, della Soprintendenza di Cosenza.

 Il Soprintendente, affascinato dalla visione del complesso,   esprimeva l’idea di voler coinvolgere l’Università di Salerno.     

 Noi stemperammo gli entusiasmi dicendo che dovevamo portare prima alla stampa il volume sopra citato, per evitare l’appropriazione dei meriti a cui avevamo assistito in precedenza da parte di alcuni accademici.

Subito dopo la presentazione del nostro volume, una copia dello stesso l’abbiamo inviato alla rivista di cultura “Calabria Sconosciuta” di Reggio Calabria, sulla quale avevamo già pubblicato qualche nostro articolo e dove ci era stata promessa una recensione, ma mai eseguita.

L’operazione avrebbe dovuta essere operata, per come ci era stato comunicato, dal collaboratore del giornale, lo studioso dott. Domenico Raso, lo stesso che, fino ad allora sulla stessa rivista del “ luglio-settembre 2001” aveva solo pubblicato per quanto di nostra conoscenza ed almeno sulla rivista da noi da tempo seguita, ed attinente al fenomeno megalitico uno studio a firma congiunta col dott. Enzo Spanò, relativo al ritrovamento di alcune sepolture a recinto, poste sull’estrema propaggine dell’Aspromonte orientale.

 Solo più tardi, infatti, dopo gli avvenimenti sopra elencati, si è aperto il caso dei “megaliti di Nardo di Pace”, sostenuto dal dott. Raso, col quale, prima della sua immatura dipartita, avevamo espresso il nostro disappunto sulla sua omessa recensione al nostro volume, cosa che ci aveva fatto supporre, che in qualche modo, il contenuto del capitolo riguardante il fenomeno megalitico del nostro volume abbia potuto  essere stato da espirazione, da spunto, da sprone, per aprire il caso del ritrovamento dei megaliti di Nardo di Pace.

Ma torniamo a noi.

…Intanto il trasferimento del dott. Maurano dalla Calabria alla Soprintendenza di Potenza segnava inesorabilmente la fine dell’interessamento da parte delle autorità preposte al nostro caso.

Questa loro indifferenza è aumentata soprattutto dopo la pubblicazione del nostro volume già accennato, di 400 pagine, dal titolo ”Le pietre di Stalettì e il fenomeno megalitico”, stampato nel  maggio 2004 e presentato il 15 ottobre 2004 , ricco tra l’altro della “Prefazione” di uno dei massimi esperti del fenomeno megalitico in Italia, il già menzionato dott. Enzo Bernadini, dell’Istituto Internazionale di Studi Liguri, autore di numerose pubblicazioni scientifiche.

Questi ha, tra l’altro, ha sottolineato (a riprova che fino ad allora lo stesso non aveva constatato tale fenomeno nella nostra regione): “La Calabria, terra di antichissima civiltà e di ripetute presenze umane nei millenni, non dovrebbe esser stata estranea ai navigatori portatori dell’idea megalitica”; e definito lo stesso fenomeno:la prima grande religione, creata e diffusa dall’uomo” (…) creata da pacifici missionari  e di misteriosi “ figli del sole”. (…) individuato lungo una stretta fascia costiera che parte dall’area atlantica europea e raggiunge il Mediterraneo centro-orientale, (IV millennio a.C.), (vedasi i templi megalitici di Malta)”.

Alla presentazione del volume suddetto erano presenti in forze le autorità della Soprintendenza archeologica di Reggio Calabria, tra cui la dirigente dott.ssa Elena Lattanzi la quale prometteva un suo intervento sui siti in questione, promessa, con stratagemmi vari, mai mantenuta.

Le cose non sono cambiate neppure con la messa a riposo della stessa dirigente, la quale aveva di fatto impedito a che altri funzionari del Ministero lo facessero in sua vece.

Il caso più significativo, a riguardo, è statol’impedimento perpetrato nei confronti dell’archeologo Antonio Salerno del Pigorini di Roma, esperto in Neolitico, disposto a scendere in Calabria, evento caldeggiato dal Soprintendente A. Maurano che, anche da Potenza, non ha mai smesso di sostenere la nostra causa. Impedimento motivato dalla Soprintendenza di Reggio C. con l’affermazione che in Calabria erano presenti esperti del settore, quali l’archeologo Domenico Marino che, di fatto, anche ignorando il nostro invito, non è mai comparso.

A questo si aggiungono le diverse segnalazioni verbali ed anche scritte che non hanno trovato alcun riscontro.

Ricordiamo ancora quella il 28.12.2000, già citata e pure quelle del 19.11. 2006 indirizzata al Soprintendente Pietro Giovanni Guzzo e  del 31.01.2006, inviata alla Soprintendente dott.ssa Annalisa Zarattini e quella del 04.11.2015, indirizzata al Soprintendente Francesco Di Gennaro; e ancora quella verbale del 2008 rivolta alla Soprintendente dott.ssa Caterina Greco, tutte coronate da mutismo che ci ha “ostacolato” nel tempo.

         … La Soprintendenza di Reggio Calabria infatti, non ha mai visto di buon occhio anche altre nostre scoperte sul campo, nonostante la nostra nomina a pluri Ispettore Onorario, contrariamente a quanto ha sempre fatto il Soprintendente dott. Maurano, scandalizzato davanti alla presa di posizione, per non dire altro, delle istituzioni nei nostri confronti.

…Il dott. Attilio Maurano, dopo la fallita venuta del Dott. Antonio Salerno, nel 2010, anche se in carica a Potenza, ci ha messo in contatto col Prof. Giuseppe Roma, ordinario di archeologia dell’Università della Calabria.

          Inviati i miei lavori sul megalitismo al professore suddetto, questi, rimasto colpito dalle nostre tesi e dai ritrovamenti, ha speso nei nostri confronti parole di apprezzamento, tanto che si è instaurato un rapporto non limitato alla professione.

          Lo stesso ci ha inviato “poco dopo” (25.5.2015) il suo studio “L’adorazione delle piete e i megaliti del bosco di Castroregio (CS)”, suo paese natale; lo stesso che, nel 2018 ha avviato nella sua facoltà un progetto sul Fenomeno Megalitico in Calabria; lo stesso che, fin dalla nostra conoscenza ci ha promesso di venire a fare un qualche sopralluogo sui siti di Stalettì, ma in tanti anni “non è riuscito” a fare.

              Ed è stata doppia, tanta la nostra delusione quando abbiamo appurato della sua improvvisa dipartita avvenuta nell’aprile 2019.

              Ed allora fu, proprio il caso di dire: “Tutto da rifare pover’uomo …!”.

Oggi, come sopra annotato, dall’incontro avuto di recente col dott. Mario Pagano, Soprintendente di Cosenza, è emersa la volontà dello stesso di continuare il lavoro interrotto del compianto prof. Roma.

Vogliamo credere alla promessa, vista la serietà professionale e non solo del Soprintendente, ma prima ancora dell’archeologo.

Da tutto quanto traspare, senza voler fare le pur dovute polemiche,come vanno le cose legate alla “Cultura” in Calabria, in specie quelle che dovrebbero fare, se riconosciute debitamente, da volano allo sviluppo, alla crescita in ogni senso della nostra regione; emerge pure l’invidia, la gelosia, nei confronti di chi addita, ha la fortuna di scoprire qualcosa, anche se non titolato e, ribadiamo, “forse” non abilitato a farlo e quindi, come compenso, ripagato con la persecuzione “culturale”, se così possiamo definirla.

In realtà si tratta di qualcosa che non ha niente a che fare con la cultura o con i beni culturali.

          Trattasi di persecuzione bella e buona, alla pari di quella da Noi subita nel tempo, nel corso della nostra lotta contro la cementificazione delle coste di Stalettì; di persecuzione nei confronti di chi si è speso per la sua terra e, se anche perseguitato, continua la sua missione con l’amore che è insito nella sua natura.

         …Amore ricambiato “almeno” dalla stesso Monte, facendoci intravedere alcuni suoi tesori.

         Con la presente chiediamo, pertanto, con la poca forza che ci rimane, dopo le tante delusioni, dopo la sfiancante attesa di un qualche sopralluogo (modi ed azioni tutte volte, forse, ad annullare i nostri  eventuali palesi meriti e così far loro le nostre scoperte), che Codesto Ministero ci autorizzi ufficialmente ad eseguire un’accurata mappatura di monumenti da noi riscontrati e, pur se anche in via provvisoria e cautelare, prima di reali verifiche scientifiche, considerare l’idea di sottoporre, se possibile,  a vincolo i siti coinvolti.

 Tutto questo per evitare (vista la lungaggine delle cose pubbliche e l’eventuale possibile conoscenza delle segnalazioni) il disfarsi, l’abbattimento dei monumenti, da parte dei proprietari dei siti coinvolti, alla pari di come è accaduto in Località Combo del monte che guarda a Sud, monumenti e quant’altro, andati distrutte in seguito alla costruzione di un mega villaggio, dei quali ormai conserviamo solo alcune immagini.

Detto sito, da noi all’epoca “inutilmente” è stato additato “a rischio”, in qualità di presidente della sede locale di Archeoclub d‘Italia, in una interpellanza parlamentare ed in un convegno organizzato, insieme ad altre associazioni, che ha visto la presenza dell’allora Ministro Pecoraro Scanio.

Al fine di avere un primo quadro della situazione illustrata dei luoghi e delle scoperte elencate fin qui (ove abbiamo omesso di proposito alcuni ritrovamenti in possibile pericolo) ci pregiamo di inviare a Codesto On.le Ministero i due nostri volumi sopra citati. 

Distinti ossequi».

Prof. Rosario Casalenuovo,  pluri Ispettore Onorario

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