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“7 CONTRO TEBE”, IL TEATRO IMPERO DI CHIARAVALLE CELEBRA IL DRAMMA ANTICO


Oggi, nell’ambito del Concorso Regionale Uilt, spettacolo della Compagnia Makrós di Petrizzi

di REDAZIONE 

CHIARAVALLE CENTRALE (CZ) –  29 DICEMBRE 2019 – Al teatro “Impero”, a Chiaravalle oggi, domenica 29 dicembre con “7 contro Tebe” di Eschilo, si celebra il dramma antico.

In scena la Compagnia Makrós di Petrizzi (Cz), con la regia di Miriam Santopolo.

L’appuntamento fissato per le ore 18.30 si inserisce nell’ambito del Concorso teatrale regionale Uilt.

L’opera restituisce un’immagine di Tebe come città assediata, in preda al panico, contesa tra eserciti fratelli, come sono tutte le città contemporanee assediate dalla guerra. La paura, fomentata dai suoni, dal clamore e dagli echi dell’esercito nemico, si tocca con mano. Tebe è una città svuotata, abitata per lo più da donne, consapevoli che il loro destino sarà essere stuprate e ridotte schiave.

La trama è semplice: Polinice è alle porte di Tebe, affiancato da altri sei campioni, davanti alle mura di quella che era la sua città ed è pronto ad assediarla, conquistarla, distruggerla se necessario.

In nome della giustizia e di un trono usurpatogli dal fratello Eteocle che, dopo aver stipulato un accordo che prevedeva di regnare ad anni alterni, si era rifiutato di lasciargli il potere, costringendolo anzi all’esilio.

I due sono fratelli, nati dall’incesto tra Edipo e Giocasta e dunque inesorabilmente destinati ad una sorte maledetta. Alla settima porta, quella del destino, Eteocle e Polinice si sfideranno e moriranno entrambi, come la maledizione lanciata da Edipo ha già deciso.

Un decreto ordinerà che il corpo di Eteocle venga sepolto con tutti gli onori, mentre vieterà la sepoltura del corpo del traditore Polinice che dovrà essere lasciato in pasto a cani e uccelli. Una legge che la sorella Antigone, ovviamente, non può accettare.

Sulla scena, pensata da Antonio Pasquale, c’è un enorme ed inconsueto telo su cui verranno proiettati gli spettacolari video artistici delle scenografie visive, e un grande totem, un simulacro, luogo di un culto contadino che costituirà un’opera innovativa e tecnologica che interagirà con gli attori creando effetti luminosi e rendendo lo spazio scenico ambiente sensibile ai movimenti degli attori stessi, capace di avviare autonomamente video, suoni ed altri effetti.

In quest’opera classica, rivista e contaminata da Miriam Santopolo e Antonio Pasquale, c’è spazio per il pathos, la poesia e l’uso della tecnologia, per una fitta rete di suoni, che vanno a toccare, insieme alle voci, alla danza, alla video arte, alle luci, tutta la gamma di emozioni umane.

Allo spettatore non resta altro che meravigliarsi e fantasticare su un luogo interiore, quello dell’uomo, dove due entità si combattono da millenni: un luogo in cui il nemico è uno specchio e ti guarda con i tuoi stessi occhi.

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