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L’INDIFFERENZA E’ L’OTTAVO VIZIO CAPITALE


Un  male atavico che vive nella nostra Italia, parassiti sempre pronti a cambiare la casacca quando odorano cambiamento in politica

di Salvatore CONDITO

PRESERRE (CZ) – 17 NOVEMBRE 2018 –  L’indifferenza è stata definita il male del nostro secolo e con la globalizzazione ha raggiunto proporzioni gigantesche. Non avere a cuore gli altri è un peccato mortale. Don Andrea Gallo la definì ” l’ottavo vizio capitale ” pericoloso quasi come la violenza. E’ indifferente chi chiude il cuore e non prende in considerazione gli altri, chi chiude gli occhi per non vedere la realtà, chi si mette al riparo per non essere scalfito dai problemi altrui.

Gramsci scriveva: ” odio gli indifferenti: credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è l’oblio è parassitismo è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti “.

Com’è possibile che questo male ci stia devastando? Com’è possibile che in questo mondo dove ci sono tante opportunità di conoscenza e apprendimento restiamo indifferenti di fronte alla sofferenza dei popoli in guerra, alla fame, alla violenza e agli abusi su donne e bambini, alla corruzione profondamente radicata nei governi e nelle istituzioni? A volte si è indifferenti addirittura per quello che accade al nostro vicino, sul marciapiede su cui camminiamo, nel posto di lavoro che condividiamo o nella casa in cui abitiamo.

Il moralismo è la prosecuzione del cretinismo con altri mezzi. Quante ne abbiamo dette, e scritte, di stupidate, in questi meravigliosi venticinque anni della seconda e ora pure terza Repubblica. La Casta e la società civile. I professionisti del potere e gli uomini nuovi gettati nell’agone della buona politica. Gli arraffoni e gli specchiati. I fanfaroni e gli integerrimi. I cialtroni e gli adamantini. I papponi e gli incorruttibili. Gli azzeccagarbugli e gli algidi cantori della terzietà del diritto.

Ne abbiamo buttate di parole al vento, in questi lustri ignobili e fanghigliosi, altro che balle, magistralmente conditi con le parole d’ordine del nuovismo, del pancismo, del piazzismo, del girotondismo, del santorismo e basta e la gente non ne può più e la gente è stufa e la gente non arriva alla fine del mese e lo Stato dov’è e lo Stato non c’è e lo Stato cos’è e mamme scarmigliate e Rossi Malpeli che spuntavano dalle cave di rena e bimbi che urlavano “pane pane!” e neorealismo d’accatto e borgate pasoliniane e gioventù gomorresche e campi di pomodori ed è tutta colpa loro, dei maledetti politici mascalzoni e farabutti e lestofanti e ladri e maiali, che ci tocca pure pagarli e finanziare con i nostri soldi le loro foie, i loro vizi e vitalizi, le loro auto blu, le loro cene tra amici degli amici, i loro inciuci, ma è scoccata l’ora della rivoluzione.

Bisogna avere il coraggio di alzare la testa, esprimersi con un linguaggio chiaro diretto irreprensibile, distinguere il rosso dal nero, il male dal bene  l’onesto dal disonesto ,il venditore di fumo, ma soprattutto lottare contro il’ trasformismo”.

Un  male atavico che vive nella nostra Italia, parassiti sempre pronti a cambiare la casacca quando odorano cambiamento in politica, pronti a cantare lodi e valori del nuovo arrivato nella stanza dei bottoni, che vanno da destra a sinistra al centro, basta che alla fine si porta la pagnotta a casa per figli mogli  e affini.

Pensiamo solo al nostro orticello, le storie degli altri non ci riguardano. Senza accorgercene siamo diventati incapaci di provare compassione per chi soffre, indifferenti, anestetizzati, come in una bolla di sapone, isolati dall’Amore. Nonostante tutto, io credo che bisogna avere fiducia e speranza nell’essere umano perché questa non è la sua vera natura. Abbiamo bisogno di esempi, sempre più frequenti. Apriamo il nostro cuore, contagiamo gli altri ad amare, amiamo noi per primi.

Elie Wiesel premio Nobel per la pace 1986 scrisse: Sono molte le atrocità nel mondo e moltissimi i pericoli. Ma di una cosa sono certo: il male peggiore è l’indifferenza. Il contrario dell’amore non è l’odio, ma l’indifferenza Il contrario della vita non è la morte, ma l’indifferenza.Il contrario dell’intelligenza non è la stupidità, ma l’indifferenza. E’ contro di essa che dobbiamo combattere con tutte le nostre forze. E per farlo un’arma esiste, l’Educazione.Bisogna praticarla, diffonderla, condividerla, esercitarla sempre e dovunque. 

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